Fino ad oggi la popolazione nipponica non aveva avuto modo di toccare con mano gli effetti dell’incidente alla centrale di Fukushima, devastata dallo tsunami dello scorso venerdì. Le news provenienti dalle istituzioni, centellinate e volutamente rassicuranti, non avevano ancora avuto grande impatto sulla quotidianità. Oggi, invece, ecco i primi effetti tangibili della nube di vapore radioattivo: alcuni alimenti sarebbero stati contaminati.

A svelarlo è l’edizione online del Times, che riporta i primi dati dei test governativi. Nelle zone limitrofe alla centrale, infatti, alte concentrazioni di radiazioni sarebbero state ravvisate negli spinaci e nel latte e, non ultimo, molte altre produzioni locali potrebbero essere affette dal rischio radioattivo.

Galleria di immagini: Tsunami in Giappone

Difficile stabilire quali siano le misure più idonee per proteggere la popolazione, perché al momento le istituzioni sembrano muoversi con elevata cautela. L’inquinamento della vegetazione, e conseguentemente dei pascoli, potrebbe avere però effetti nefasti sia sull’economia rurale che sul comparto alimentare dell’intera nazione.

Nel frattempo continuano i tentativi per ripristinare il sistema di raffreddamento alla centrale nucleare coinvolta dalle esplosioni. Pare che più di 500 tecnici siano impegnati nel riportare l’energia elettrica alla zona, così da alimentare nuovamente il meccanismo di cooling dei nuclei dei reattori e le pompe d’acqua. Coadiuvati da vigili del fuoco e polizia, gli addetti stanno cercando di stendere un fitto percorso di cavi, lungo quasi un chilometro, per ripristinare l’approvvigionamento elettrico.

Il portavoce governativo Yukio Edano ha sottolineato il divieto di vendita di prodotti alimentari provenienti da Fukushima ma, allo stesso tempo, ha voluto rassicurare la popolazione. Pare, infatti, che il livello di radioattività rinvenuto sui cibi siano comunque lontano dalla soglia d’allerta.