Dopo tanti rinvii, finalmente Gigi D’Alessio debutterà su Rai Uno domani con uno show tutto suo in due puntate.

Gigi, questo sono io“, questo il nome del programma, sarà uno spettacolo di musica e non solo, in cui il cantante napoletano ripercorrerà la sua carriera artistica fatta di tanti successi ma anche difficoltà, soprattutto agli esordi.

Gli ospiti che duetteranno con D’Alessio saranno tra i più prestigiosi: Lucio Dalla, Massimo Ranieri, Claudio Baglioni e Renato Zero, tanto per citarne alcuni. Ma in occasione della presentazione alla stampa, Gigi ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Prima di tutto afferma di essere stato un po’ penalizzato dal fatto di essere meridionale:

Nella mia vita artistica, ho subito tanti preconcetti. Ho fatto sempre tanta fatica a imporre la mia musica rispetto a un cantante nato a Belluno. Ma Napoli per me è come una madre e forse devo ringraziare proprio i preconcetti che mi hanno aiutato a tenere duro nella vita. In ogni caso, devo dire che io riempio senza fatica i Palasport del Nord.

Poi, spiega di essere una persona limpida, senza maschere:

Io sono così come mi vedete. Per me è difficile indossare la maschera di qualcun altro. L’artista passa ma l’uomo resta: per questo preferisco essere me stesso, senza trucco e senza inganno.

Anche il direttore di Rai Uno, Mauro Mazza, è convinto che il programma sarà un successo:

Il livello di popolarità di questo artista in Italia e all’estero finora non era corrisposto da un’adeguata valorizzazione televisiva del personaggio. Lui sarà padrone di casa e pensiamo di poter assicurare ascolti e qualità.

Tanta musica e soprattutto grandi omaggi. Il primo all’indimenticato Fabrizio De André e poi alla grande canzone napoletana. Una piccola stoccata, inoltre, è riservata da parte di Gigi al vincitore del Festival di Sanremo, Valerio Scanu, rappresentante dei partecipanti ai talent show, come racconta a La Stampa:

Valerio Scanu ha vinto Sanremo senza emozionarsi, come se gli fosse dovuto. Mi faceva impressione guardarlo. Io avrei pianto per venti giorni, ancora oggi, figurarsi alla sua età. Ho fatto Sanremo nel 2000, avevo 33 anni e prima di salire sul palco ero gelato, tremavo mentre cantavo, mentre tutti questi ragazzi erano tranquilli. Non è bene per loro. Rischiano grosso. Oggi i ragazzi grazie ai talent show hanno più possibilità di farsi notare, ma manca la gavetta e una volta concluso il talent vengono abbandonati a se stessi. Di qualità nei talent ce n’è anche troppa, ma senza gavetta non apprezzi niente.