Pochi giorni fa ho ricevuto una richiesta di amicizia su Facebook da parte di una fantomatica “M. Milano- La valigia rossa”. Il nome mi ha subito incuriosito. Io ho un problema col rosso, è un colore che mi piace, mi appartiene, mi rappresenta, e per questo lo dissemino ovunque nella mia vita, in casa, nell’armadio  nella scarpiera, sulle unghie. È un colore evocativo, che ha un buon sapore, sa di vita e soprattutto del lato piccante della vita.

Ma confesso che tutta la serie di gradevolissimi pensieri che hanno scompigliato i miei neuroni in questa occasione, sono stati evocati anche dall’immagine del profilo di questa “Valigia”: una bella e gioiosa paperella fetish.

È la sorellina “cattiva” di quella che possiedo io, più vezzosa, con un brillantino sul becco e uno sciccosissimo boa di struzzo nero. Me la regalò un tipo, il cui unico pregio rimane quello di avermi donato questa mia deliziosa compagna di viaggio e di averle, involontariamente, dato il nome (Miss Ossimoro): mi disse infatti che era un ossimoro, come me.

Per chi ancora non l’avesse capito, questa paperella dall’aria ingenua e vagamente divertita, nasconde un animo profondamente e gioiosamente lussurioso: in parole povere è un sex toy. Assolutamente funzionale tra l’altro, e perfetto per non imbarazzare né insospettire una madre quando si serve del bagno della figlia.

Sono subito andata a cercare in rete chi fossero queste“donne con la valigia rossa”, e ho scoperto un mondo davvero interessante. Si tratta di un progetto nato in Spagna (la cosa non mi stupisce, anche il femminismo in Spagna è decisamente più bendisposto nei confronti dell’eros) e poi diffusosi anche nel Bel Paese. In pratica, queste singolari rappresentanti si presentano a casa di una organizzatrice, che a sua volta avrà riunito un gruppo di amiche. E, come per magia, dalla famosa valigia rossa emerge un tesoro di giochini di ogni foggia e misura, ovvero la vasta “gamma di possibilità per arricchire la vita erotica delle donne e del loro partner”. Da donna a donna.

Ricordo che, quando abitavo coi miei, le uniche rappresentati che arrivavano a casa erano quelle delle pentole dell’Amc, e nei momenti più trasgressivi, quelle del Folletto. Mai avrei osato sperare in un simile salto di qualità.

Ma quello che mi ha colpito di più di questo progetto sono i principi che lo hanno fatto nascere, l’idea di  base che prevede una consapevolezza gioiosa nel darsi e dare piacere e, non da ultimo, l’obiettivo di liberarsi dai mille tabù che ammorbano le esistenze di tante donne.

E gli uomini? Gli uomini stanno fuori, almeno durante queste riunioni. Poi potranno scegliere di stare dentro la vita di donne ormai più goderecce e consapevoli, diventando compagni di viaggio e complici di coccole e capriole, oppure potranno spaventarsi e sentirsi minacciati, sia da Miss Ossimoro che dalle nuove “abilità”, fisiche e mentali, delle proprie compagne. In questi casi, casi che ho visto esistere, forse sarebbe d’uopo organizzare delle riunioni apposite anche per loro.

Non credo, purtroppo, che basterà trovarsi con le amiche a fare un pigiama party a base di sex toys per emanciparsi dal peso di tabù ancestrali. Ma mi piace pensare che questo progetto, come altri che fanno timidamente capolino qua e là, siano il segnale di un cambiamento in atto, cambiamento che porterà un giorno a zampettare sulla terra, una umanità più felicemente “sensuale”. E molto più serena, ve lo assicuro.

Peace&Love. Qualcosa vorrà dire, in fondo.

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