Dopo lo stop improvviso alla proposta di legge contro l’omofobia avanzata da Paola Concia, questa mattina a Montecitorio è ripreso l’esame sul testo originale.

In Aula, in rappresentanza della filosofia di destra, Giorgio Stracquadanio ha sproloquiato su responsabilità, violenza e terminologie pesanti, paragonando l’aggressione omofoba, subita da Paola Concia e dalla sua compagna, alla violenza/curiosità mediatica subita dalle ragazze di via Olgettina. Non pago ha sostenuto che le sanzione applicate nei confronti di chi discrimina omosessuali e disabili è in realtà una palese violazione dei diritti degli eterosessuali.

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Come ha dichiarato lui stesso una legge contro l’omofobia è:

“ideologica, ghettizzante e violenta nei suoi esiti. Facendo una casistica delle vittime di discriminazione: discriminiamo a nostra volta. Ciascuno è uguale di fronte alla legge e la libertà di ognuno va difesa”.

Sottolineando che nel mirino delle discriminazione rientrano anche le donne del Pdl, a loro volta ghettizzate:

“Guardano le donne che lavorano con noi e dicono loro: pu**ane, quanto vi danno per stare qui a prendere questi voti? Pu**ane, cosa avete fatto per stare con il partito del pu**aniere. È la stessa violenza che colpisce le nostre donne oggi in campagna elettorale, che vengono costantemente additate come pu**ane e che sono state additate come puttane da manifestazioni intere in questo Paese, che hanno additato come puttane…”.

Parole pesanti ripetute più volte, a conferma della propria tesi in aperto contrasto con la proposta di legge. Con un chiaro riferimento al movimento Se non ora quando creato in difesa delle donne.

L’atteggiamento del deputato è stato più volte ripreso dal vicepresidente di turno dell’Assemblea di Montecitorio, Rosy Bindi, che lo ha richiamato all’ordine e alla moderazione. Ma Stracquadanio ha proseguito compiacendosi nel sostenere

“se io dico lesbica di me**a non sarebbe più grave che dire a qualcuno brutto ciccione obeso e puzzolente”.

La Bindi dopo l’ennesima richiesta ha dichiarato:

“Siccome la parola l’abbiamo capita può usarla una volta in meno..”

E per tutta risposta ha ottenuto una replica del deputato piuttosto pesante e offensiva:

“La realtà brucia…”

Si è così scatenata la bagarre in aula, mentre Rosy Bindi, togliendo la parola a Starquadanio, ha concluso seccata con:

“Non glielo consento. Il suo tempo è terminato, avrebbe potuto risparmiarlo anziché fare commenti impropri sulla Presidenza…”.

Paola Concia, che si è dimessa da relatrice, ha sostenuto delusa:

“l’impressione è di trovarsi davanti a un muro di gomma. Non posso nascondervi la mia indignazione. Parliamo di vita e di incolumità di migliaia di cittadini che hanno il diritto a essere salvaguardati dalla discriminazione”.

Ma il percorso è ancora lungo e ricco di ostacoli e ingiurie, e sembra sempre più lontana la realizzazione di una legge che ci possa allineare con l’Europa.