Il 25 novembre del 1960 tre sorelle Patria, Minerva e María Teresa Mirabal nate e cresciute a Ojo de Agua in provincia di Salcedo, nella Repubblica Dominicana, si recavano a far visita ai loro mariti incarcerati perché appartenenti ad un gruppo clandestino che si opponeva alla dittatura trujillista, un  tirannico e brutale ambiente politico e sociale. Bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare, le donne vennero condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze, furono torturate, massacrate e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana.

Molti Paesi si sono uniti nella commemorazione di questo giorno, simbolo del clamore e della denuncia di fronte al maltrattamento fisico e psicologico verso le donne e le bambine. Nel 1998, l’assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la internazionalizzazione della commemorazione di questa data. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle sorelle Mirabal.

Potrebbe sembrare superfluo sciorinare i numeri estremamente preoccupanti delle violenze che tante donne, in Italia e non, sono costrette a subire, ma riteniamo serva a ribadire la necessità di un intervento urgente a tutti i livelli. Nel nostro Paese sono 128 le vittime di femminicidio nel 2013, casi estremi di torture psicologiche e fisiche che quotidianamente tante di noi sopportano in silenzio, sopraffatte dalla vergogna e dall’incapacità di reagire. Secondo l’Istat, in Italia le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito una qualche forma di violenza sono 6 milioni e 743mila, il 31,9% del totale: una su tre.

La violenza contro le donne ha assunto proporzioni così allarmanti da richiedere di essere posta tra le priorità delle agende politiche del Governo e la recente legge sul Femminicidio è un grande passo avanti, ma non è ancora abbastanza. Ognuno di noi deve prodigarsi a diffondere un messaggio di tolleranza e rispetto, deve istruire i propri figli alla considerazione della donna come un essere umano con pari diritti e doveri degli uomini. Una giornata che non serve a dire semplicemente “NO alla violenza sulle donne”, ma per chiedere a voce alta “365 giorni di NO alla violenza sulle donne”.