Per il decimo anno, oggi 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime dell’olocausto. La data prescelta coincide con il giorno in cui, 65 anni fa, l’Armata Rossa aprì le porte del campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo intero un luogo di morte e sofferenze, diventato il simbolo dell’olocausto.

L’Unione Europea sostiene che l’insegnamento di quanto è accaduto durante l’olocausto dovrebbe essere maggiormente collegato al tema dei diritti umani, senza fermarsi alla semplice enunciazione dei fatti, perché i giovani sappiano e non dimentichino.

Vorrei proprio sottolineare alcuni dati che riguardano i bambini. In tutto, si calcola che sono stati uccisi almeno un milione e mezzo di bambini e ragazzi, di cui più di un milione Ebrei. Le restanti vittime erano Rom, Polacchi e Sovietici che vivevano nelle zone occupate dalla Germania, nonché bambini tedeschi con handicap fisici o mentali provenienti da istituti di cura. Le possibilità di sopravvivenza degli adolescenti, compresi tra i 13 e i 18 anni, erano invece maggiori, perché venivano utilizzati nel lavoro forzato.

Anna Frank è diventata il simbolo di tutte le speranze perdute con la morte di questi bambini. Il suo diario racconta le sue paure ed esperienze di adolescente, e viene oggi adottato in migliaia di scuole medie e superiori per raccontare ai ragazzi cos’è l’olocausto. Oltre ad Anna Frank, ci sono altre bambine e piccole donne le cui storie sono state raccolte e sapientemente narrate da scrittrici che le hanno così rese immortali. In questo giorno voglio segnalarvene 4, ma la letteratura è veramente molto vasta.

Quando Hitler rubò il coniglio rosa di Judith Kerr. è un libro consigliato dai 10 anni di età. Un libro che parla da bambina a bambina (e bambini), che racconta la storia della piccola Anna, costretta ad abbandonare la Germania con la sua famiglia perché ebrea, lasciando la sua casa, la scuola, i giochi, e anche il suo amato coniglio rosa. Ma cambiare vita può anche diventare una bella avventura, se si sta tutti insieme.

Auschwitz spiegato a mia figlia, di Annette Wieviorka, è un libro che parla da mamma a figlia: Annette risponde a tutte le domande che la sua bambina pone sull’olocausto, per condividere con la nuova generazione una follia che non va dimenticata perché non debba mai più ripresentarsi.

Ho sognato la cioccolata per anni di Trudi Birger è una storia che definirei da figlia a madre, che racconta un rapporto di affetto e devozione nel cammino della deportazione: la bambina rifiuta di salvarsi per non abbandonare la mamma, perché sa che solo dal loro profondo legame entrambe possono trovare la forza di continuare a sperare anche quando, nuda e rasata, sarà spinta dentro un forno crematorio.

La breve vita dell’ebrea Felice Schragenheim, di Erica Fischer. È la storia di una giovane giornalista proveniente da un’agiata famiglia ebrea, che incontra Lily Wust, moglie esemplare e madre di quattro figli, e se ne innamora. Felice vivrà la passione del suo amore scegliendo di non espatriare, senza lasciarsi intimorire dalla dittatura nazista né dal pregiudizio benpensante. Un racconto denso di poesia, da donna a donna.