Olocausto è una parola dal significato inequivocabile, vuol dire “sacrificio”, e deriva dal greco olokaustos, ossia “bruciato interamente”. Ecco perché non esiste termine più adatto per descrivere il genocidio compiuto a danno degli ebrei dal Terzo Reich e dai suoi alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 27 gennaio 1945 furono aperti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, luogo simbolo della tragedia. Il 27 gennaio è poi divenuto il Giorno della Memoria, per fare in modo che la memoria collettiva, specialmente quella dei più giovani, non dimentichi.

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Razzismo: altra parola chiave per cercare di comprendere la follia dell’uomo che tenta di sterminare il diverso. La Giornata della Memoria ha tra le sue finalità non solo il ricordo ma anche e soprattutto l’educazione delle giovani generazioni al rispetto reciproco, contro ogni discriminazione. Per questo motivo è molto importante che nelle scuole si promuovano momenti di riflessione.

Sono numerose le iniziative organizzate in tutta Italia, da Nord a Sud, per tenere viva la memoria: sono previste mostre, convegni e iniziative editoriali speciali. Ieri si è svolta una cerimonia commemorativa al Memoriale della Shoah di Milano, presenti il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, il sindaco {#Giuliano Pisapia} e vari esponenti delle associazioni: in questa occasione è stata posata la prima di venti targhe commemorative dei convogli partiti dal binario 21, che conduceva ai lager nazisti.

A questo proposito è interessante l’opinione del giornalista Marco Palmieri, autore del libro “Voci dal Lager”, edito da Einaudi:

«L’istituzione di una giornata dedicata alla memoria delle vittime della Shoah, e più in generale del sistema concentrazionario nazista, è stato un passo avanti molto importante nel calendario delle ricorrenze civili del nostro Paese, di cui c’era assoluto bisogno».

Auschwitz, Birkenau e Monowitz, furono i tre campi di concentramento principali, scelti per portare a termine lo sterminio degli ebrei, ma dove trovarono la morte anche altre categorie di internati. I numeri di questa follia parlano da soli: il Tribunale di Norimberga ha fissato in sei milioni il numero delle vittime dell’Olocausto. Dopo la guerra, i due terzi degli ebrei europei erano stati sterminati. Purtroppo esiste sempre il pericolo che si manifesti l’odio contro chi viene percepito come diverso.

Ecco perché sono importanti le parole di Aldo Pavia, ex presidente dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti):

«Lo sterminio nacque da un pregiudizio sempre in agguato, lo stesso che ha portato alla pulizia etnica in Bosnia: è l’idea di discriminare qualcuno per il posto dove è nato o per la lingua che parla. Prendete una qualsiasi scritta razzista sulla panchina di un parco, portate alle estreme conseguenze la sua logica, e all’ultimo anello della catena troverete Auschwitz».

Fonte: Iris Press