Oggi si celebra, come ogni 17 maggio, la Giornata mondiale contro l’omofobia. Quest’anno le ragioni per ricordare questa ricorrenza annuale sono davvero molte, soprattutto sul territorio italiano: mai come nell’ultimo mese la comunità omosessuale è stata attaccata e svilita, con accuse gravi da parte di alcuni rappresentanti della destra che hanno utilizzato, oggettivamente a sproposito, il tema LGBT per far campagna elettorale.

È solo di ieri la notizia del tentativo del PDL di bloccare l’Europride romano, ma nei giorni precedenti non sono di certo mancati gli attacchi: dalla crociata di Carlo Giovanardi, il quale ha ampiamente criticato le aziende gay-friendly per poi ripudiare i baci gay e i teatri LGBT, all’aggressione dell’onorevole Paola Concia, passando per la revoca della patente di guida a un ragazzo gay di Brindisi e dalle proteste dell’UdC nei confronti del videogame “The SIMS 3“, considerato troppo omosessuale per essere venduto sul territorio italiano. Per non parlare di come Ignazio La Russa abbia definito i padri gay come dei “popò” o, non ultimo, di Rocco Buttiglione che ha accusato i gay di sfruttare la pensione etero.

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Le violenze omofobiche, transfobiche e lesbofobiche, tuttavia, non avvengono solo nei contorni della politica italiana. Sono moltissime le vittime di aggressione quotidiane, tanto che i dati di Gay Help Line confermano come vi siano almeno 1.600 richieste d’aiuto ogni mese di giovani e adulti dilaniati dal bullismo e dai pestaggi. E non son di certo meglio i numeri raccolti dall’Osservatorio Omofobia, che dimostra come l’intolleranza italiana divenga ogni giorno più grave ed efferata, con allarmanti nuovi picchi per la popolazione lesbica, vittima sempre più di frequente di stupri che potremo senza troppe remore definire come “correttivi”.

La realtà quotidiana del mondo LGBT è quindi preoccupante, perché i soprusi passano nel quasi totale silenzio della politica e delle istituzioni e, di conseguenza, gli aggressori rimangono pienamente liberi di agire indisturbati. Basti solo pensare come l’Italia, in netta controtendenza con l’Unione Europea, non abbia ancora una legge sull’omofobia, tanto che la discussione parlamentare viene rimandata da oltre 1.000 giorni e il recente tentativo di approvazione ha visto il suo spostamento al prossimo 23 maggio. Lo stesso vale per la normativa sulle coppie di fatto che, nonostante sia stata richiesta dall’Europa, ancora stenta a trovare uno spazio serio e sereno in Italia. L’unico tentativo, per altro fallito, di una legge in tal senso sono stati i DICO di Rosy Bindi, una proposta però che rischiava di diventare altamente denigratoria per la popolazione omosessuale visti gli inspiegabili limiti che ne strutturavano l’essenza. Inutile ricordare come, secondo i DICO, i conviventi avrebbero dovuto comunicarsi l’un l’altro via posta raccomandata l’intenzione di stringere un patto di coppia. Per non parlare, poi, delle evidenti carenze in materia di successione ereditaria e di supporto medico, in cui il ruolo del partner veniva praticamente annullato a favore della famiglia d’origine del compagno bisognoso di cure.

Il problema sembra inserirsi in una modalità d’azione tipica italiana, evidente non solo nelle questioni omofobiche: trasformare l’essenza dei problemi pur di non affrontarli. In altre parole, gli esponenti politici, con davvero un’estensione bipartisan, esasperano il clima alimentando il dibattito con delle falsità. Così la normativa sulle coppie di fatto è stata fatta passare come la volontà di alimentare il mercato illegale delle adozioni, esemplari in questo senso furono le parole di Giovanardi, o come il tentativo di eliminare in toto i diritti della famiglia tradizionalmente intesa. I pestaggi, perché oltre al danno c’è sempre la beffa, vengono giustificati perché le colpe non vengono mai rivolte agli aggressori, bensì alle vittime, ree magari di essersi fatte vedere in pubblico mano nella mano. Va da sé, e senza nemmeno troppo sforzo di comprensione intellettuale, come una normativa sulle coppie di fatto non sia di per sé sufficiente ad aprire alle adozioni gay e, naturalmente, come il riconoscimento di un nucleo gay nulla tolga in termini di diritti e sovvenzioni alla famiglia eterosessuale.

In questo giorno dedicato all’eliminazione dell’omofobia, ricorrenza legata alla cancellazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’omosessualità come malattia, la speranza è che la politica prenda seriamente le esigenze di una fetta consistente della popolazione, il 5% di gay, lesbiche e transessuali senza contare i milioni di persone che hanno deciso di mantenere nascosto il proprio orientamento sessuale, affinché l’Italia non diventi solo un paese tollerante, ma anche una nazione egualitaria ed inclusiva.