Si celebra oggi la Giornata Mondiale contro l’Omofobia e la Transfobia, evento che si ripete ogni 17 maggio dal 2007 per volontà dell’Unione Europea. Un momento importante per la salvaguardia dei diritti e dei doveri della comunità LGBT, sempre più di frequente vittima di soprusi, dal bullismo alla violenza fisica.

Una giornata particolarmente sentita in questo 2012, proprio perché con forza la questione gay è entrata nell’agenda politica di molti governi, non ultimo quello statunitense con le dichiarazioni del Presidente Barack Obama, che si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma mentre il dibattito si accende in tutto il mondo occidentale, con la stessa Europa che ha chiesto agli stati membri di creare delle norme ad hoc affinché sia garantita l’uguaglianza formale di tutti i cittadini senza discriminazioni religiose, politiche o di orientamento sessuale, l’Italia rimane a guardare.

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Le parole di Barack Obama hanno avuto di certo eco anche sullo Stivale, ma la politica sembra essere poco propensa a prendere sul serio la questione. In particolare, ha stupito l’opinione pubblica – generando fitte polemiche – la posizione di chiusura da parte del PD, con i dubbi espressi dal leader Pier Luigi Bersani, salvatosi oggi in corner con delle dichiarazioni anti-discriminazione, e dall’ex segretario Dario Franceschini. Quest’ultimo, in una recente intervista, ha sottolineato come i matrimoni gay siano in contrasto con la Costituzione, che specifica come le nozze siano fra un “uomo” e una “donna”. In realtà, la Costituzione Italiana non fa alcun riferimento al sesso dei coniugi, così come palese dall’Articolo 29:

«La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.»

Semmai, il pomo della discordia potrebbe ruotare attorno a quella “società naturale” da cui nasce una vera e propria bagarre interpretativa con la contrapposizione accesa di due schieramenti. I più conservatori, come i partiti di destra, sottolineano come “naturale” indichi un rapporto sessuale eterosessuale in senso stretto, ovvero la penetrazione vera e propria atta alla riproduzione. I fautori del matrimonio omosessuale, invece, sostengono come la parola indichi la spontaneità del nucleo sociale che si viene a creare, ovvero una società che si autogenera fra i coniugi con il supporto reciproco, senza imposizioni dall’alto. Un’interpretazione, quest’ultima, supportata anche dalla sociologia, che già dagli anni ’70 considera la famiglia non come l’unione sessuale di due individui ai fini della riproduzione, bensì un nucleo spontaneo di persone unito da un legame di parentela, aiuto, supporto, ospitalità e servizio reciproco nell’ambiente domestico.

La questione omosessuale non si esplica, tuttavia, soltanto nel tema del matrimonio. Ormai quotidiane sono le notizie di violenze, pestaggi e abusi dentro e fuori dai confini dello Stivale, con un aumento preoccupante dei suicidi fra gli adolescenti perché vittime indifese del bullismo. Lo dimostra Thomas Hammarberg, commissario europeo per i diritti dell’uomo, che proprio di recente ha pubblicato il primo studio comparato sulle condizioni della comunità LGBT nei 47 stati del Consiglio d’Europa. Una ricerca che ha dimostrato come “l’odio contro gli individui LGBT negli ultimi anni è aumentato in molti paesi”, con un triste primato dell’Italia che per ben due volte ha rigettato la legge anti-omofobia proposta da Anna Paola Concia. In definitiva, il mondo occidentale sembra evolversi, l’Italia come al solito rimane a guardare. D’altronde, l’Italia è pur sempre la nazione in cui si litiga per la parola “profilattico” utilizzata in Rai, un terreno poco fertile per stimolare discussioni pregne su argomenti più seri, quali appunto l’omofobia.

Fonti: L’Unione Sarda, Agi, Espresso