Che il mondo del lavoro per noi donne sia più difficile che per i colleghi maschi ormai è una certezza, come del resto lo è il fatto che le donne ai vertici sono molto più attente ed hanno una capacità gestionale migliore di quella degli uomini. Ma oltre alle tanto discusse difficoltà per fare carriera e agli stipendi mai equi, le giovani donne che si trovano sul trampolino di lancio vivono l’ingresso nel mondo del lavoro esattamente come i giovani uomini, con prospettive lavorative di stage.

Chi di voi non ne ha mai sentito parlare di quei tanto odiati tirocini che sfruttano il lavoro e le capacità, soprattutto dei neolaureati, con il pretesto di permettere loro di fare esperienze? E in cambio di cosa? Nella migliore delle ipotesi di un semplice rimborso spese, nella peggiore anche queste, siano esse di pasti fatti fuori casa o addirittura di vitto e alloggio fuori sede, sono a carico dello stagista. Il nostro Paese in particolar modo annovera una media di tre stage per ogni giovane che cerca di introdursi nel mondo del lavoro, ma c’è anche chi sul curriculum è arrivato a quota cinque.

Ce lo garantisce un sondaggio svolto dall’Isfol Orientaonline e da Repubblica, nella pagina dedicata, la Repubblica degli Stagisti. Il questionario, sottoposto ai ragazzi campione, era di una ventina di domande che mettevano in rilievo la loro posizione e gli accordi con la società che li ingaggiava per lo stage e se, come è stato specificato sopra, questo era destinato ad essere un’esperienza formativa per la giovane risorsa umana, paradossalmente la cosa che mancava di più era proprio l’obiettivo formativo.

Per non parlare poi delle promesse al termine dello stage. C’è chi ha dato parola di assunzione, poi di fatto mai concretizzatasi, o soltanto in pochissimi casi quando il datore di lavoro era una grande società, ma c’è anche chi invece ha assunto, offrendo al povero stagista un contratto che migliorava di poco la posizione, a progetto o a collaborazione.