Come vedono il lavoro i giovani d’oggi? Stando alla ricerca della multinazionale Gi-Group (con sede in Italia) hanno una visione totalmente disincantata. Un sondaggio complesso, che ha coinvolto mille ragazzi tra i 15-29 anni, altrettanti adulti tra i 40-64 anni e 30 aziende. Per arrivare a una conclusione: i giovani credono molto meno degli adulti in valori positivi come il merito e il sacrificio.

Attenzione però a non confonderlo col cinismo: è più vicino al disincanto. Per trovare lavoro e fare carriera, genitori e imprese credono nel merito (tra cui competenze, titolo di studio, sapersi presentare bene, usare strumenti di ricerca, annunci); 8 giovani su 10 considerano, però, altrettanto importanti i fattori non meritocratici, fra cui emergono fortuna e conoscenze, in particolare di persone potenti.

Per i ragazzi gli aspetti importanti del lavoro sono le buone relazioni (specie con capi e colleghi), condizioni oggettive tra cui la sicurezza del posto di lavoro e, a seguire, gli aspetti espressivi, tra cui contenuti interessanti e miglioramento dello stipendio. Insomma, è probabile che gli adulti siano semplicemente più ipocriti, essendo peraltro i principali responsabili del sistema nel quale i giovani sono catapultati con tutto il loro precariato: la disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni ha raggiunto a maggio il 36,2% secondo l’ISTAT, il dato più alto in assoluto della storia.

C’è da dire, che un po’ di sana ipocrisia – ma definiamola di sopravvivenza – c’è anche nella controtendenza di donne, laureati, lavoratori autonomi e con contratto flessibile, che mettono al primo posto la realizzazione personale (43%) invece dello stipendio. Impossibile non pensare che siccome non ne hai uno devi per forza inventarti qualcos’altro per farti morale.

Nonostante il quadro negativo di crisi economica, i giovani comunque non si arrendono: 9 su 10 considerano, infatti, la perseveranza il fattore più importante per trovare impiego, così come i loro genitori e le aziende. Questo li accomuna, e hanno ragione.

Stefano Colli-Lanzi, Amministratore Delegato di Gi Group, così commenta il sondaggio promosso dalla sua società:

«Instabilità generale, mancanza di punti fermi, crisi persistente sembrano aver minato lo slancio proprio dei giovani che appaiono disincantati, pragmatici e meno rampanti rispetto al passato e ai genitori, ma più realisti e decisi a tenere duro a fronte della crisi e del crescere della disoccupazione. […] Tutti noi dobbiamo, quindi, lavorare affinché questo disincanto non si trasformi in nichilismo sino a ridurre l’obiettivo del lavoro a un generico “portare a casa lo stipendio”, offrendo loro percorsi di sviluppo professionale e buoni esempi da cui imparare. Istituzioni e operatori di settore devono intervenire subito, perché non ci si può permettere di perdere questa generazione quando l’intero Paese ha bisogno della loro creatività.»

Fonte: Gi Group