Le amministrative sono alle spalle e si parla già di nomine e presenze per le nuove giunte. Da Milano a Torino, da Cagliari a Napoli, la promessa è quella di aumentare il numero di donne per ogni comune, sia come assessori che da prima nomina.

L’ha promesso Piero Fassino dichiarando che spingerà per un 50% di presenza femminile oltre a un’età media generale molto bassa. Già confermati il vicesindaco e due elementi della precedente giunta, quella di Chiamparino, del quale rispetta l’azione di buongoverno. Lo stesso leitmotiv di Milano e Napoli, dove la presenza femminile è stata già massiccia durante la campagna elettorale, e in buona parte verrà riconfermata per il prossimo quinquennio. Così ha dichiarato Luigi De Magistris:

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“Faremo il possibile per fare una giunta composta da metà donne. Sceglierò in piena autonomia gli assessori, che dovranno essere persone oneste e credibili, ascolteremo le indicazioni dei partiti che mi hanno appoggiato fin dall’inizio, così come le parti attive, i movimenti che animano la città.”

Per Giuliano Pisapia, successore di Letizia Moratti a Palazzo Marino, il nuovo team di lavoro sarà un “governo della Liberazione”. La poltrona di vice dovrebbe andare a Marilena Adamo, del Pd e già consigliere comunale. Undici probabili presenze femminili animeranno la politica e la gestione della nuova giunta meneghina.

Promesse da mantenere anche a Cagliari e Bologna, molti nuovi sindaci l’avevano proclamato in campagna elettorale spinti dal vento del rinnovamento nato nelle piazze del 13 febbraio.

E molte le nuove donne sindaco, come ad Arcore dove a vincere con dieci punti di distacco è stata Rosalba Colombo, che ha sostenuto:

“Ha vinto il fattore D, come donna. Una grande soddisfazione, nonostante una campagna con duri attacchi personali. Ma ero sicura di potesse parlare non solo alla pancia degli arcoresi, ma anche al cuore e alla testa.”

Una buona controtendenza quella che emerge dalle amministrative in uno Stato, quello italiano, che spesso sottovaluta il talento femminile. Uno spreco che incide molto sull’economia e crescita generale. A sostenerlo è Mario Draghi nel suo ultimo discorso come governatore della Banca d’Italia.

L’economia italiana è in stallo perenne da anni con un’occupazione femminile ferma al 46% e, a pari ruolo ed esperienza, con un’entrata economica inferiore al 10%. Oltre a una serie di discriminazioni di cui è vittima, come ad esempio la gravidanza che non è incentivata ma nel 2011 è considerata un ostacolo penalizzante per la carriera. Come ha dichiarato:

“Servono maggiori servizi e un’organizzazione del lavoro volti a consentire una migliore conciliazione tra vita e lavoro, oltre a una riduzione dei disincentivi impliciti nel regime fiscale.”