Giuseppe ha solo 13 anni ma le idee chiare, sogna un futuro importante vuole diventare magistrato. Un obiettivo ammirevole per un adolescente cresciuto nella profonda periferia del quartiere Paolo VI, a Taranto.

Frequenta la terza media con costanza e con buon profitto, ma il suo sogno ha fatto si che ben presto diventasse oggetto di scherno e bullismo da parte dei compagni. Lo chiamavano “infame” o “testa storta”, a causa dei segni sul corpo di quattro operazioni. Si erano spinti fino a buttarlo per terra e filmarlo con il cellulare, un atto di bullismo tipico di un età così difficile che se non gestita potrebbe evolversi negativamente.

Galleria di immagini: Giovanni Falcone

Ma Giuseppe non si è piegato, non ha subito: ha reagito. Con il supporto di un insegnante si è difeso dalle angherie e poi ha scritto una poesia di denuncia intitolata “Lo Stato a parte”, che ha indirizzato alla redazione tarantina del Nuovo Quotidiano di Puglia. La sua storia è passata dal quartiere e dalla realtà della città, all’attenzione della stampa locale, fino ad ai maggiori quotidiani nazionali.

La sua vicenda ha commosso e colpito il Procuratore di Bari, Antonio Laudati, che gli ha scritto una lettera invitandolo a trascorrere un po’ di tempo di qualità con lui. E dopo un giro in Procura l’ha coinvolto nell’incontro organizzato dal Centro di documentazione per la legalità e la nonviolenza “Antonino Caponnetto”, nel liceo “Socrate”, dal titolo “Non serve il silenzio. Cittadini contro tutte le mafie”.

Giuseppe, che con il tempo ha ricevuto le scuse dei compagni, ha partecipato all’evento con interesse e interpellato ha risposto con maturità alle domande dei ragazzi del liceo. Alla richiesta di chi gli chiedeva perché avesse scelto proprio il ruolo di magistrato, Giuseppe ha replicato:

“Tre anni fa ho visto in TV le immagini di un blitz contro Cosa Nostra e ho provato tanta ammirazione. Subito ho pensato che anch’io avrei fatto lo stesso, e oggi ho avuto la dimostrazione che con i pm mi trovo perfettamente a mio agio”.

Tra i suoi ispiratori Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che ha voluto ricordare con questa frase:

Falcone e Borsellino, sono i miei emblemi. Sono emblemi di giustizia ormai spenta che dobbiamo iniziare a far riaccendere, perché così non si può andare avanti”.