Una standing ovation ha salutato la performance di Giuseppe Pambieri nella prima teatrale nazionale di “Edmund Kean. Genio e sregolatezza“, rappresentato all’interno della rassegna “Chiari di luna” a Maglie, in provincia di Lecce. Uno dei più grandi attori teatrali italiani, pregevole interprete televisivo (ricordiamo tutti le sue dieci stagioni di “Incantesimo“), è stato per una sera l’attore Edmund Kean, che a cavallo tra ‘700 e ‘800 venne considerato da tutti il più grande interprete dei drammi di William Shakeaspeare.

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Pambieri ha interpretato la pièce, scritta da Raymund FitzSimmons e con la regia di Giancarlo Zanetti, con maestria, accompagnato da un violino che ne ha sottolineato i momenti più drammatici. L’opera andò in scena per la prima volta nel 1989, e Kean fu interpretato allora da Ben Jingsley, ma stavolta Pambieri non ha mostrato di poter invidiare nulla a nessuno.

Pambieri si è mosso su un palco spoglio, con un trono, una corona, uno scranno su cui era poggiato l’abito da Arlecchino e una sedia per la violinista. Null’altro a sottolineare l’egocentrismo del protagonista, Kean che dissolse la sua vita nell’ambizione e nell’alcool.

Kean, infatti, dopo una lunga gavetta in cui cercò di imporsi al grande pubblico, fu finalmente chiamato a interpretare Riccardo III (anche se nella pièce si comprende che il suo primo ruolo da protagonista fu quello di Shylock, de “Il mercante di Venezia“, di cui Pambieri ha messo in scena il celebre monologo dal contenuto antirazzista), che poi fu anche l’ultimo ruolo che interpretò prima della morte.

Edmund Kean attraversa differenti tematiche, alcune positive dall’amore per il teatro classico all’ammirazione per la cultura greca e latina, altre negative, come la dipendenza da alcool e sostanze eccitanti, che lo porteranno alla morte, le infedeltà, l’esibizione del figlio malato per denaro.

Pambieri diventa realmente Kean nei suoi eccessi, nella sua ironia, nella sua autoironia nell’analizzare quello che gli succede, anche se in parte è dovuto al suo atteggiamento e lui lo sa. Autodistruttivo fino all’ultimo, Kean si accascia sul palco, chiedendo al figlio Charles, mentre l’uno interpretava Otello e l’altro Iago, di dire al pubblico quello che sta succedendo.

Ma Kean non muore, anche se sulla pièce cala il sipario: l’attore inglese morirà di lì a due mesi, mentre le sue performance diventano sempre più scadenti, a causa degli eccessi che accompagnarono tutta la sua vita. Di lui resta però questa straordinaria opera, che adesso prende il largo per essere messa in scena in tutta Italia con un Pambieri davvero indimenticabile.