La settimana scorsa, Vittorio Sgarbi si è chiesto per quale motivo Michele Santoro non l’abbia ancora invitato a AnnoZero per questa nuova edizione del programma. Ebbene, forse il critico d’arte ha dimenticato di quando, in un confronto molto acceso, definì Marco Travaglio come “un pezzo di m***a”.

Tale espressione è stata successivamente capo d’imputazione per Sgarbi, che ripetendo l’insulto a Domenica Cinque ha dovuto sborsare ben 30.000 euro allo scrittore di AnnoZero:

È un pezzo di m***a tutto intero.

Il critico d’arte non è nuovo a questo genere di insulti. Ma la cosa che ha sorpreso tutti è stata la difesa degli avvocati di Vittorio Sgarbi, i quali ancora sostengono che Sgarbi non ha mai insultato Travaglio. La parola m***a deve essere intesa nel senso “naturale” del termine:

Se in un agriturismo ci forniscono prodotti dell’agricoltura biologica significa che essi sono fatti con la m***a, vuol dire coltivazioni in terreni concimati non con prodotti industriali ma con letame. Le m***e che le mucche depositavano nei campi durante il periodo estivo ed essiccate dal sole venivano raccolte e usate come combustibile per cucinare la minestra. Nulla andava perduto e tutto veniva riciclato: ciò faceva bene al corpo ed anche all’anima.

Quindi, ciò che voleva intendere Sgarbi era che prima o poi Marco Travaglio avrebbe fondato un partito facendo addirittura concorrenza a Silvio Berlusconi:

Fabrizio De Andrè, nella celebre canzone Via del Campo, cantava “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Sgarbi voleva fare della sottile ironia, far capire comunque che da Travaglio sarebbe nato qualcosa (per esempio un partito politico) tanto che egli un giorno avrebbe avuto un futuro con la destra liberale, facendo financo concorrenza a Berlusconi.

Una strana arringa che ha cercato di “salvare il salvabile”: ormai la frittata è fatta e, come al solito Sgarbi ha esagerato. Ma è davvero molto difficile trovare nelle sue parole l’interpretazione che gli avvocati hanno fornito ai giudici.