Vedere tutto rosa, sentire gli uccellini cinguettare sugli alberi, alzarsi di primo mattino con un bel sorriso stampato in faccia. Insomma, essere innamorati. La giornata di chi ama si svolge tuttavia come quella di chiunque altro: il lavoro, le relazioni con i colleghi. E un innamorato lavora meglio o peggio?

La prima risposta è quella meno soddisfacente: dipende. Tutti i più recenti studi di psicologia che hanno affrontato l’argomento sono arrivati alla medesima conclusione: l’innamoramento è una grande spinta propulsiva, ma può anche essere una grande distrazione, magari l’alibi per non impegnarsi in un lavoro che già non piaceva.

Galleria di immagini: L'anima gemella

Un efficace identikit lo dà lo psichiatra Massimo Di Giannantonio dell’Università di Chieti (membro della Società Italiana di Psichiatria) che separa queste due categorie, innamoramento sano e innamoramento malato, i quali producono due distinti comportamenti: chi trae nuovo impulso dall’innamoramento perché per loro questo evento è gratificante, e chi invece vive l’innamoramento come opposizione alla routine lavorativa e scarica il lavoro, vissuto come ambiente negativo.

Niente stereotipi, quindi, sull’innamorato con la testa fra le nuvole oppure capace di scalare le montagne: se il nostro amore è una bella novità lavoreremo anche meglio, mentre se è una via di fuga dalla realtà allora peggiorerà le cose. A lavoratore infelice potrebbe corrispondere amante infelice:

“Si costruiscono artificialmente e artificiosamente legami affettivi complicati, trasgressivi o senza speranza, magari con una donna lontana, stra-sposata e più volte madre.”

Tutt’altro caso quello, ad esempio, delle giovani donne che si innamorano, oppure dei professionisti maturi:

“Nel primo caso vogliono costruire o ricostruire una situazione affettiva gratificante, in modo naturale trasferiscono sul lavoro la felicità raggiunta nella vita privata […] Oppure uomini maturi stanchi della routine quotidiana, che cercano in una relazione la scarica d’adrenalina necessaria per tirare avanti”.

Queste indicazioni possono aiutarci a fare un serio esame di coscienza e comprendere cosa ci aspettiamo veramente dal fatto, di per sé positivo, dell’essersi innamorati. Ma la psicologia è crudele e ci mette con le spalle al muro: non pensiamo di aver risolto tutto, non c’è niente di più sciocco che caricare su un singolo evento, una condizione o peggio una persona, tutte le nostre aspirazioni e le soluzioni di tutti i nostri problemi. Compresi quelli sul lavoro.