Non riesce a provare altro, se non delusione e rabbia, Gabriele, omosessuale e donatore di sangue da 8 anni. Dopo oltre 20 prelievi, infatti, è stato messo alle porte dall’ospedale milanese “Gaetano Pini” che, come tanti altri istituti, ha deciso di non poter più accogliere il sangue di ragazzi apertamente omosessuali.

Sul suo blog si leggono le amare dichiarazioni in merito e subito scoppia il caso: i gay non possono donare sangue anche se non c’è alcun fondamento scientifico che ne possa dimostrare la “pericolosità”. Così, la responsabile del Centro trasfusionale, Elena Biffi, lo liquida dicendo:

Gabriele è già da un po’ che volevo parlarti ma non ho avuto occasione. Come sai ci siamo uniti al Policlinico, adesso dipendiamo da loro. Le direttive del Policlinico sono chiare, non possiamo accettare donatori omosessuali. Io non sono d’accordo, ma devo rispondere a dei superiori. Mi dispiace tantissimo. Io oggi non me la sento e non posso farti donare.

Inevitabilmente, sono arrivate le feroci polemiche. La deputata lesbica del PD Paola Concia ha dichiarato:

In Italia ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. È ora di farla finita. Se è vero che le Regioni hanno una loro autonomia, questo non vuol dire che si possano discriminare le persone omosessuali.

Sembra essere della stessa opinione l’ex ministro della Salute Livia Turco. Ecco le sue parole:

Feci fare delle verifiche e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere.

Rosaria Iardino, presidente del Network Persone Sieropositive 1, insiste sull’infondatezza della decisione presa dall’ospedale Pini:

La scelta dell’ospedale è scientificamente stupida, perché non ha alcun fondamento: bisognerebbe anche escludere dalla donazione gli eterosessuali che hanno avuto rapporti a rischio.

Gabriele, intanto, e di certo tanti come lui, resta fiducioso e certo del fatto che prima o poi troverà un ospedale disposto ad accettare le sue donazioni di sangue:

È una cosa in cui credo, troverò un altro ospedale.

Ci troviamo di fronte a una grave e immotivata forma di discriminazione: resta da capire, ora, se sia dettata dall’ignoranza, dai pregiudizi o dalle tradizioni socio culturali del nostro Paese. Forse, anche da tutte e tre. Voi che ne pensate?