Gonna larga di pizzo, zeppe e tacchi alti o scarpe di vernice, rossetto scuro, eyeliner nero e unghie dipinte, borsette macabre a forma di bara. Quella che potrebbe sembrare un’accozzaglia senza senso, ha un nome e un cognome: è il Gothic & Lolita Style, nato in Giappone negli anni ’80 e oggi diffuso in tutto il mondo.

Gothic Lolita è il nome che veniva dato alle antiche bambole di porcellana giapponesi vestite in stile vittoriano, con abiti ampi riccamente decorati con pizzi, merletti e fiocchi alla Candy Candy o alla Lady Oscar (cartone animato ambientato alla fine del Settecento).

Non a caso c’è anche una disegnatrice di Manga tra gli ispiratori di questa nuova subcultura: è Yazawa Ai, che assieme ai cantanti nipponici Mana e Kana, è considerata la madrina delle “Harajuku girls”, le ragazze Gothic & Lolita che traggono il nome dalla stazione Harajuku della metropolitana di Tokyo.

Da quando nel 2005 Gwen Stefani, ex vocalist dei No Doubt, ha portato in tour le prime ragazze Gothic & Lolita, questa subcultura ha acquisito una fisionomia autonoma, da non confondere con il punk (dal quale tuttavia trae elementi importanti) o con gli emo.

Anche in Italia il connubio tra lo stile baby e il dark vampiresco sta avendo successo. Prima erano molto rare, ma oggi capita di incontrare sempre più Lolita gotiche nelle grandi città. Ma il luogo in cui le “Harajuku Girls” amano incontrarsi è Internet. Su facebook il gruppo Gothic Lolita conta oltre 8000 fan e dispensa consigli a tutte quelle ragazze che vorrebbero diventare novelle eroine di Nabokov ma, per ragioni economiche, non possono permettersi gli accessori punk.

Classic, Country, Sweet, Casual, Ega & Egl, Erololi, Grotesque: le varianti del Gothic Lolita sono molteplici e tra di esse, udite udite, esiste anche una versione uomo. Del resto, Lady Oscar era una donna, ma suo padre voleva un maschietto.