L’immagine di Grace Kelly è certamente nella memoria anche di chi è nato dopo la sua tragica morte, avvenuta nel 1982 per un incidente automobilistico.

Attrice da Oscar (vinse la statuetta come miglior attrice protagonista nel film “La ragazza di campagna“, ma era stata in nomination già prima, come miglior attrice non protagonista, per il film Mogambo, nel quale recitava al fianco di Clark Gable e Ava Gardner) e donna di superbo fascino, tanto che il regista Alfred Hitchcock soleva definirla con l’ossimoro “ghiaccio bollente”, per indicarne la bellezza algida ma al contempo sensuale.

Con il maestro del brivido, Grace Kelly girò diverse pellicole, alcune cult come “Il delitto perfetto” e “La finestra sul cortile“; ma non fu solo la sua carriera di attrice a farla restare nella memoria del mondo. Molto hanno influito anche le sue nozze con il Principe Ranieri III di Monaco, al quale ha dato tre figli, Alberto, Carolina e Stefanie, e il suo essere sempre elegante al punto da diventare un’icona di stile.

Per amore del Principe la bellissima attrice (che era stata precedentemente legata ad attori tra i più famosi dell’epoca, Clark Gable e Gary Cooper per fare solo due nomi) abbandonò il mondo del cinema e si dedicò solo al ruolo di principessa.

Una vera e propria Cenerentola, altrettanto bella e dalla vita altrettanto da fiaba, se non fosse per l’assenza del lieto fine: morì infatti a seguito di un incidente, avvenuto, si dice, lungo il tratto di strada in cui furono girate le scene di un altro celebre film, Caccia al ladro.

Ma, epilogo a parte, quella di Grace Kelly resta una fiaba, e lei la degna protagonista: a questa fiaba è dedicata una mostra, dal titolo “Gli anni di grace Kelly”, allestita a Roma a palazzo Ruspoli fino al 28 febbraio. È un viaggio nella vita della Principessa, attraverso fotografie, lettere da lei scritte ad attori e registi amici, abiti e soprattutto accessori. Molti infatti furono quelli a lei dedicati: primo fra tutti, la borsa Hermés che porta il suo nome, ma anche un foulard di Prada (e sempre a lei è dedicato il personaggio dei fumetti di Eva Kant, la compagna di Diabolik).

Varrebbe la pena visitarla: dopotutto il suo mito è ancora vivissimo, se si pensa che anche il primo singolo del cantante Mika porta il suo nome.