Si parla di gravidanza extrauterina quando l’embrione fecondato va ad annidarsi in una zona del corpo al di fuori dell’utero: nella gran parte dei casi questo avviene in una delle tube di Falloppio, ma ciò non toglie che possa succedere anche nello stesso collo dell’utero, nelle ovaie o nella cavità addominale.

Questo tipo di gravidanza – chiamata anche “etopica” – può verificarsi in una percentuale dei casi compresi tra lo 0,8 e il 2%: questa condizione pone la madre in una posizione molto pericolosa per la sua salute in quanto la gravidanza potrebbe non procedere e andare a termine come un caso comune.

Gravidanza extrauterina: sintomi e cause

Ma come fare a capire se si sta andando incontro a una gravidanza extrauterina? Tra i primi sintomi che possono far accendere il primo campanello d’allarme si trovano dolori al basso addome e perdite di sangue: a questi possono aggiungersi anche dolore continuo accusato da una parte dell’addome, anomalie mestruali (dal ritardo del ciclo oppure mestruazioni scarse o molto abbondanti), senso di pressione nel retto e ancora nausea, febbre, vomito, mancamenti, tachicardia e vertigini.

Possono esserci molte cause che possono provocare una gravidanza extrauterina: tra queste si può trovare un’alterazione della struttura anatomica delle tube insieme a endometriosi, infertilità (e quindi eventuali trattamenti per il caso), l’età avanzata della donna, interventi nella zona pelvica e infezioni dell’apparato riproduttivo. Se si è già andati incontro una volta ad una gravidanza ectopica, può esservi un rischio che possa succedere ancora.

Per una diagnosi accurata in genere viene consigliata un’ecografia insieme alla misurazione dei livelli di ormone Beta-hCG nel sangue.

Gravidanza extrauterina: la procedura

Una volta trovata la diagnosi attraverso esami specifici – e a seconda della gravità cui versa la gravidanza della mamma – possono esservi più procedure: la prima, in genere, è quella di non fare nulla e attendere che tutto si risolva da solo, in maniera spontanea, ovviamente dove le condizioni lo permetteranno.

Se i livelli di Beta-hCG – sempre tenuti sotto controllo – non diminuiscono, allora potrebbe essere necessario un intervento medico tramite farmaci specifici atti a bloccare la replicazione cellulare – in genere quando la gravidanza è all’inizio – oppure attraverso un’operazione chirurgica.

In quest’ultimo caso esistono più tipologie, la meno invasiva è un intervento in laparoscopia (al quale vengono sottoposte la maggior parte delle mamme con gravidanze ectopiche) che prevede la pratica di sole due o tre piccole incisioni con spremitura della tuba in cui si trova l’embrione. Una pratica più invasiva è invece l’operazione in laparotomia che generalmente viene svolta in urgenza quando sussistono emorragia  e shock – e in caso di gravidanza anche cervicale o addominale -: in questo caso viene praticata un’incisione dell’addome sempre per rimuovere l’embrione.