Green Carpet Challenge è l’importante e nobile sfida lanciata da Livia Giuggioli, moglie di Colin Firth, al mondo della moda. Sfilare in modo elegante e raffinato solcando i tappeti rossi più celebri, indossando abiti ecologici ed eticamente a impatto zero è la battaglia che la bella e italianissima signora Firth ha sposato tre anni fa, solleticando l’interesse del pubblico e del mondo del fashion.

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Per i recenti Golden Globe la coppia si è presentata indossando un abito creato da Giorgio Armani, il re indiscusso dello stile italiano, il quale ha collaborato con entusiasmo al progetto confermando una teoria portata avanti da Livia Giuggioli, ovvero un’alta moda ecocompatibile, rispettosa dell’ambiente e al contempo soprendentemente affascinante. Una filosofia importante, quella abbracciata dalla Giuggioli, che mira a sdoganare e diffondere la green culture anche in fatto di abiti, per una consapevolezza maggiore dell’ambiente.

Il primo contatto con la casa di moda Armani è avvenuto tramite la nipote Roberta, braccio destro del maestro, la quale è rimasta piacevolmente impressionata dalla passione e dall’entusiasmo di Livia Firth per Green Carpet Challenge. Queste le sue parole:

«Trovo il suo impegno per la causa ambientalista, attraverso la sua iniziativa, molto emozionante. La sua energia e il suo entusiamo sono davvero contagiosi, e potrebbero presto diventare un messaggio da trasmettere con costanza al resto del mondo. Apprezzo la sua lungimiranza, e la capacità innovativa, di comprendere come un progetto come questo potrebbe presto catturare l’immaginazione e generare grande pubblicità».

Per questo motivo, e per il tipo di filosofia condivisa, Giorgio Armani ha dato il via a questa affascinante collaborazione creando un abito di alto target, dissipando i dubbi legati alla moda green, e ai luoghi comuni che la vogliono sempre povera e triste. In linea con l’estetica classica italiana anni ’60 l’abito di Armani non presenta spalline, ma un corpetto strutturato che concentra l’attenzione sulle pieghe sinuose della gonna a coda di pesce.

La bellezza risiede proprio nel materiale utilizzato, attraverso una lavorazione meccanica e non chimica della plastica delle bottiglie trasformate in tessuto dall’azienda Newlife di Filature Miroglio su richiesta di Giorgio Armani; la tintura poi, avvenuta in fase di filatura del prodotto, ha evitato sprechi inutili d’acqua. Una conquista importante per il mondo del riciclo ecologico e del rispetto dell’ambiente circostante.

Un esempio che non rimarrà isolato, quello della maison italiana, che farà da apripista per le altre case di alta moda. Armani stesso è intenzionato a proseguire la collaborazione con Livia Giuggioli per il Green Carpet Challenge. A completamento della serata occhi puntati sugli {#accessori}: orecchini datati 1930 quindi vintage della collezione Damiani, azienda attenta all’eticità delle materie prime, e anello di Alberto Parada gioielliere eco sostenibile. Fascino, eleganza e perfezione in puro stile green culture. Queste le parole di Livia Giuggioli:

«Non è facile convincere la gente a convertirsi a una moda ecologica. Ho tante grandi amiche attrici e ho provato a suggerire di indossare abiti ecologicamente corretti sul tappeto rosso, ma non è facile. Purtroppo la maggior parte di loro non pensa con la propria testa, quando si tratta di moda, si affidano alle loro consulenti e inoltre vengono pagate per indossare vestiti dei grandi stilisti. Quello che vorrei fare è proporre ai dieci più grandi stilisti del mondo di prendere ognuno sotto la sua ala prottetrice uno stilista ecologico e aiutarlo o aiutarla a portare avanti il messaggio che la moda può essere bella e non fare del male. Penso che così potremmo cominciare a fare un cambiamento».

Fonte: Eco Age; Vogue