Chiudere le porte agli allevamenti proibiti non è che una delle tante “promesse infrante” per Greenpeace, l’associazione ambientalista attiva in tutto il mondo per la salvaguardia dell’ecosistema e per la tutela degli animali. A essere colta in fallo è stata questa volta l’azienda Jbs, rea di aver violato il patto acquistando, da maggio 2010 a maggio 2011, bestiame da allevatori che operano illegalmente per la produzione di pelle, in barba all’embargo stabilito dal governo brasiliano.

Galleria di immagini: Greenpeace per l'Amazzonia

In Italia, la pesante denuncia è partita da Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia con lo slogan “Se ci tenete all’Amazzonia, salvatevi la pelle”, lanciato in occasione della Fiera internazionale LineaPelle di Bologna e rivolto a tutti gli operatori del settore. Sempre nel capoluogo emiliano, in piazza Maggiore, gli attivisti di Greenpeace hanno organizzato un flash mob il cui obiettivo è stato quello di dimostrare che un’altra via esiste davvero.

Per dimostrare le proprie ragioni, gli attivisti hanno organizzato un vero e proprio set fotografico, in cui quattro modelle indossano capi ecosostenibili di alta moda firmati dalla stilista Mariangela Grillo nella sua collezione “The Dryad”. Sullo sfondo le immagini di un’Amazzonia incontaminata, su cui campeggia lo slogan di protesta. Un vero e proprio grido di ribellione, che arriva a meno di un mese dalla fine delle sfilate più importanti per il mondo della {#moda}, ovvero le fashion week di New York, Parigi e Milano dove proprio la pelle è stata protagonista di molte {#sfilate} dimostrandosi uno dei trend delle collezioni primavera-estate 2012.