“L’avevamo detto”: una frase che salterà in mente a molti. Infatti, quando si parlò dell’introduzione dei body scanner per la sicurezza dei viaggi aerei e il controllo dei passeggeri, molteplici furono le argomentazioni contrarie al suo uso: oltre che per la presunta violazione della privacy dei viaggiatori e della dignità della persona, le preoccupazioni riguardarono anche la salute, data l’esposizione a raggi potenzialmente dannosi. Qualcuno aveva anche avanzato l’ipotesi che questo strumento, in grado di scoprirci davanti a occhi estranei, avesse potuto incitare qualche guardiano burlone a spingersi oltre il limite della privacy, già violata dalla macchina stessa.

E da Londra arriva la prima denuncia per “molestie sessuali” via body-scan.

La storia: siamo nell’Aeroporto di Heathrow quando, passando sotto a una di queste perniciose macchine che mettono in mostra ciò che è sotto agli indumenti indossati, un’addetta ai controlli, Jo Margetson di 29 anni, viene scannerizzata da un collega che non perde tempo per fare apprezzamenti sul seno della ragazza.

“L’avevamo detto” fin qui suona quasi retorico. Fastidioso, per molte donne. Inevitabile, pare, per parecchi uomini, ma comunque perseguibile. Così la Polizia, raccogliendo la denuncia della Margetson, sta indagando con l’accusa formale di molestie sessuali il protagonista maschile di questo fatto.

Quello che ci potrebbe fare riflettere sono le dichiarazioni della ragazza:

Sono sconvolta, completamente traumatizzata. Sono troppo agitata per andare al lavoro…

Fino a che stava dall’altra parte dello strumento, a guardare sotto ai vestiti dei passeggeri, per Jo andava tutto bene ma, quando è toccato a lei subire la “sbirciatina”, ha perso la testa.

Questo fatto potrebbe riaccendere le tesi dei detrattori del body-scanner. Non solo non sarebbe utile per scoprire gli eventuali terroristi, ma la privacy dei passeggeri sarebbe davvero, traumaticamente, in pericolo.

E dire che si contava tanto sulla professionalità degli operatori di controllo.