C’è un’entità che aleggia sulle nostre vite in questo periodo dell’anno e che non ci lascerà per i prossimi due o tre mesi: il cambio di stagione. E per tutte coloro che non si possono permettere una cabina armadio come quella di Theresa Roemer (280 metri quadri di follia!), sappiamo bene che c’è solo un modo per poter riordinare il guardaroba: buttare via qualcosa.

Perchè di base siamo delle accumulatrici seriali di vestiti, scarpe, borse e accessori: fosse per noi, andremmo volentieri a dormire in soffitta (qualora ne fossimo provviste), pur di far entrare tutte le stoffe in nostro possesso in camera da letto (basti pensare che spesso compriamo tacchi alti ma non in realtà non li indossiamo). Ma no, non si può: occorre trovare il coraggio di far posto al nuovo, per concedere dignità al vecchio e soprattutto a noi stesse. Facciamo i conti con metrature limitate e armadi piccoli, dunque a qualcosa dovremo pur rinunciare.

Galleria di immagini: Capodanno 2014: 10 abiti per donne curvy

Ma ci costa fatica, più psicologica che fisica; e il perchè non è poi così inspiegabile: l’abito non fa il monaco vale solo a Carnevale o ad Halloween; in realtà i vestiti per noi donne sono un modo di esprimere la nostra personalità e, oltre ad essere legate ad episodi specifici, non ci fanno mai dimenticare chi siamo e chi siamo state. Ecco perchè non vogliamo separarcene.

Una volta appurato però che dobbiamo farlo, l’unica alternativa è armarci di coraggio e razionalizzare, magari seguendo queste sei mosse pratiche. Per ogni vestito che dobbiamo decidere se buttare o se tenere decidiamo quindi:

  1. se ci piace. Sembra banale, ma se un abito non incontra più i nostri gusti, non possiamo tenerlo solo per ricordo o per desiderio di accumulo; non avremo mai voglia di indossarlo davvero; buttarlo farà soltanto posto alla sensazione di volere qualcosa di nuovo che si adatti meglio ai nostri gusti
  2. se è macchiato irrimediabilmente, nel qual caso nonostante l’affetto, possiamo decidere tranquillamente di disfarcene, oppure se la macchia è rimediabile e se vale la pena perdere soldi e/o tempo per rimuoverla
  3. se è sbiadito o se si è imbattuto in un lavaggio sbagliato. Di solito pensiamo che i capi appartenenti a questa categoria siano facilmente riutilizzabili in casa; tuttavia dobbiamo essere realiste: alla fine, le poche volte che ci è concesso di rimanere qualche ora in ciabatte, necessitiamo di pochi cambi; accumularne troppi non serve a nessuno
  4. se è sfilacciato o strappato e se può essere riparato con poco. Se così non fosse, siamo oneste con noi stesse: non avremo mai la testa di rimediare al danno; e allora buttiamo senza rancore
  5. se ci sta. Anche se fosse il vestito più bello del mondo o il più costoso, se risulta troppo piccolo o troppo grande per noi, dobbiamo sbarazzarcene.
  6. se è passato più di un anno da quando l’abbiamo indossato l’ultima volta. Se così fosse, mettiamolo via e diamoci il tempo di capire se ci piace ancora: tenendolo lontano dagli occhi, potrebbe mancarci e allora capiremmo di doverlo assolutamente tenere. In caso contrario dopo due anni di stazionamento, azioniamo il tritarifiuti.

Detto questo, ricordo che “buttare via” i vestiti non significa abbandonarli vicino ai secchioni: esistono i bidoni differenziati appositi, i centri di raccolta per persone meno fortunate oppure amiche e figlie di amiche. Se un capo è ancora in buone condizioni, ma non ci piace o non ci sta più, non concedergli una seconda vita sarebbe solo uno spreco!

photo credit: rachel a. k. via photopin cc