È stata lanciata da meno di 24 ore la campagna di guerra in Libia, ma le nazioni della coalizione ONU sembrano tutt’altro che ottimiste sugli esiti degli scontri. A svelarlo è Mike Mullen, comandante militare statunitense, il quale candidamente ammette come i risultati di questa azione bellica saranno tutt’altro che immediati.

I bombardamenti, impiegati ufficialmente per stanare il leader libico Muammar Gheddafi, sembrano non aver particolarmente scosso il nuovo nemico della coalizione. A subirne le spese, perciò, potrebbe non esserne direttamente il dittatore, bensì la popolazione. I 110 cruise lanciati ieri, tuttavia, potrebbero essere stati efficaci nell’instaurare una “no fly zone” sul territorio del paese nordafricano.

Galleria di immagini: Guerra in Libia, primo giorno

Le prime analisi degli esperti, così come riportato da Reuters, sono tutt’altro che ottimiste. Una volta instaurata la “no fly zone”, infatti, l’azione di guerra dovrà passare a una fase molto più delicata, che potrebbe rischiare anche di fallire sotto la resistenza dei colpi di Gheddafi. A sottolinearlo è Shashank Joshi, del Royal United Service Institute:

“Nei termini della missione di mettere in atto una no-fly zone, è probabile che abbiamo successo. Avranno già distrutto la preponderanza delle difese aeree libiche. Ma la domanda è, anche quando si sarà stabilita una no-fly zone… che cosa succede dopo? Una volta colti i frutti su un terreno facile, c’è ancora la porzione più importante delle installazioni di Gheddafi alla periferia delle aree urbane e in grado di provocare grandi danni ai civili”.

Le ipotesi che Gheddafi esca vincitore dagli scontri, di conseguenza, iniziano a rinforzarsi di una certa sussistenza. La domanda si erge perciò spontanea: come potrebbero cambiare gli equilibri internazionali qualora il leader libico dovesse stoicamente resistere agli attacchi?

Nel frattempo, un primo effetto tangibile di questa guerra si è già manifestato: la crescita dei prezzi del petrolio. E proprio del dubbio si tratti dell’ennesima “oil war” stanno animatamente discutendo i social network e, non ultimo, alcune testate online. Vi è una speculazione nascosta in questo conflitto, ufficialmente presentato come l’occasione per liberare il popolo libico?