Sono circa 110 i cruise lanciati durante la notte sul territorio della Libia, in particolare su Tripoli. È partita l’operazione “Odissey Dawn“, un’azione militare congiunta di sei nazioni per sconfiggere la dittatura di Muammar Gheddafi, restio a lasciare il potere nonostante i numerosi scontri civili degli ultimi giorni.

Sono Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Canada ad appoggiare questa missione di guerra. Al momento, però, il nostro Paese sta unicamente fornendo supporto logistico, senza impiegarsi direttamente negli scontri a fuoco.

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Il leader libico, tuttavia, sembra sempre più determinato a restare in carica, nonostante i bombardamenti a pioggia della scorsa notte. E, confermando il suo modus operandi solito, promette vendetta minacciando l’attacco di punti nevralgici, anche civili, del Mediterraneo.

Il Ministro Franco Frattini, apparso ieri sulle frequenze del TG1, ha però voluto rassicurare gli italiani, teoricamente il popolo più esposto alle eventuali azioni di Gheddafi data la vicinanza geografica con la Libia. Le armi in dotazione del dittatore, sostiene il politico, non sarebbero sufficienti a raggiungere il nostro territorio. Ignazio La Russa ha confermato, inoltre, come i nostri aerei siano pronti a sollevarsi in volo nel tempo record di 15 minuti, in modo da intercettare qualsiasi attacco esterno. Umberto Bossi, invece, tuona contro i membri della sua stessa coalizione, sostenendo come questa azione militare non farà altro che portare milioni di profughi in Italia.

Nel frattempo, l’opinione pubblica è apparsa molto sorpresa da questa decisione del nostro Governo che, fino a poche settimane fa, intratteneva rapporti privilegiati proprio con la Libia di Gheddafi. Basti pensare, infatti, alla sfarzosa e anticonvenzionale visita del leader nordafricano a Roma.

A far eco alle parole di Gheddafi, seppur con intenti diversi, sono Cina e Russia: le due nazioni hanno espresso il loro rammarico per la decisione delle sei nazioni ONU, non considerando il bombardamento come una modalità corretta d’azione, soprattutto qualora dovesse coinvolgere dei civili. Le due potenze orientali hanno quindi deciso di non ratificare la risoluzione 1973, quella che ha autorizzato l’inizio degli scontri.