La carriera intrapresa è davvero quella giusta? La domanda non è affatto banale. Anzi, riveste un’importanza a dir poco fondamentale. La crisi economica è dilagante e poter intraprendere una carriera è già molto, visti gli altissimi livelli che sta raggiungendo la disoccupazione. Tuttavia, molti studi sono giunti alla conclusione secondo cui svolgere il lavoro dei sogni o comunque un lavoro che piace è un grande incentivo alla produttività.

In altre parole, chi ha la fortuna o la possibilità di seguire la carriera che ha sempre desiderato vive meglio anche ciò che lo circonda – hobby e famiglia. Mentre, chi guadagna da un lavoro scelto per mere ragioni di sopravvivenza o perché non aveva altre possibilità rischia di cadere in depressione, di non essere produttivo, di vivere infelice.

L’infelicità sul lavoro non è per nulla da sottovalutare. Oltre a non potere dare il massimo nel mestiere che si fa, si rischia di dover convivere con un malessere interiore destinato a crescere e a divenire abitudine. In una situazione simile, melanconia, noia, mancanza di obiettivi mettono a serio repentaglio non solo la vita lavorativa di una persona, ma anche quella famigliare. Inoltre, la salute potrà presto risentirne: al disagio psichico spesso seguono disturbi fisici di varia entità.

Per questo, è sempre bene porsi qualche domanda al primo accenno di difficoltà. In fondo, è molto semplice capire se la carriera che si è intrapresa è quella giusta per la propria indole. La domanda da porsi – quella imprescindibile e fondamentale – è: sono felice?

Sembra banale, ma la felicità sul lavoro determina tutto. Del resto, passiamo almeno otto ore al giorno a lavorare. Non si può non analizzare a fondo la propria sintonia mentale col mestiere che si svolge. La felicità sul lavoro può dipendere da una molteplicità di fattori: coerenza con gli studi fatti; stipendio mensile; diritti garantiti; mansioni soddisfacenti; possibilità di crescita.

Se qualcosa stona, allora vuol dire che bisogna rivedere la propria posizione. Talvolta, si può percepire uno stipendio degno di nota, ma di sicuro appare più importante riuscire a ricavare soddisfazione personale e professionale da ciò che si fa. Quindi, è il momento di porsi una seconda domanda: il lavoro che svolgo è davvero un’estensione della mia personalità?

Probabilmente, parte tutto da qui: non si può prescindere dal proprio carattere, dalle proprie aspirazioni e dai propri desideri. Solo svolgere un lavoro per cui si è tagliati permette di vivere sereni e di essere produttivi al cento per cento. Ciò significa porsi una terza domanda: quali sono le mie passioni?

Da un ragionato equilibrio tra personalità, felicità e passione per qualcosa si può capire quale sia il lavoro ideale per sé e se la carriera intrapresa è quella giusta o no. Può essere molto difficile fare una disamina di questo tipo in tempo di crisi, ma per non rischiare di ammalarsi seriamente, non bisogna mai tradire se stessi.

Fonte: SheKnows