Bisanzio e anni Sessanta. L’ultima collezione di alta moda primavera-estate 2015 firmata Christian Dior non cerca di conciliare questi due universi così lontani, ma li fa, anzi, sfilare l’uno accanto all’altro in una fantasmagoria di colori, mood e fantasie che fanno di questa collezione una delle più interessanti disegnate finora dal direttore creativo della maison parigina, Raf Simons.

Profeta del minimalismo quand’era a capo dell’ufficio stile di Jil Sander, ora pesca a piene mani nell’archivio Dior, ripronendo deliziosi abiti con ampia gonna a corolla, da abbinare a stivaletti alla caviglia dal sapore ottocentesco e,  al contempo, lanciando nuovi mood grazie al suo amore per la sperimentazione tout court. L’alto artigianato, che è la grande risorsa dell’alta moda, si combina in ardite soluzioni mixando la sartorialità di abiti ideati e costruiti in modo perfetto e ineccepibile a tessuti decisamente avantgarde.

Non mancano in passerella i grandi classici come le sete, crepe e organza, ma sono soprattutto i nuovi techno tessuti a fare la differenza in questa collezione che vuole dimostrare la contemporaneità dell’alta moda, in grado sì di creare abiti da sogno, ma soprattutto di saperlo fare con tessuti che il pret à portér non potrebbe mai permettersi. Notevoli i minidress, sia quelli in pizzo che quelli  con mixage a contrasto di colori acidi, così come le tute aderenti come un guanto, con stampe optical, decisamente interessanti perchè si affiancano in passerella ad abiti dal taglio tradizionale, in cui è l’oro e colori iridescenti a farla da padroni, come anche i fiori, tutti laser cut ed applicati a cascata su preziosi abiti pensati per le più importanti occasioni.

Galleria di immagini: Christian Dior Primavera/Estate 2015: foto

 

Deliziosi i capispalla, come i minicoat in colori pop come il verde e il giallo, pensati per essere indossati anche come minidress. Fil rouge di tutta la collezione è la voglia di sperimentare sul campo nuove soluzioni stilistiche e sartoriali in un mondo, qual è quello dell’alta moda, in cui tutto è possibile perchè il couturier può lasciar briglia sciolta alla sua fantasia, a differenza del pret à portér dove le logiche industriali e le tendenze raccolte dai cool hunter, sguinzagliati come segugi in tutto il mondo, lasciano poco spazio di manovra al direttore creativo.

Foto: Ufficio Stampa