La Birkin di Hermès è più di una borsa di lusso: è un mito della moda e il sogno di tutte le donne amanti della moda. Come non desiderarla? È la borsa indossata dalle celebrities e non, perché più che uno uno status symbol la Birkin di Hermes è il simbolo del raggiungimento di uno status.

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Il prezzo base è di 6.000 euro e la lista d’attesa per averne una può arrivare a sfiorare anche i tre anni. Ovviamente non si tratta di un semplice accessorio ma un investimento che durerà per tutta la vita perché insieme alla Kelly, altra borsa cult della maison parigina, è la borsa simbolo nel mondo dello stile, del lusso e del glam di Hermès e sarà, quindi, prodotta per sempre.

Ogni anno sono proposte varianti in colori e materiali differenti. Non sarà mai vintage, ma sempre up to date, come appena comprata. Il suo potere d’attrazione consiste, quindi, nell’essere non solo una it bag senza tempo ma, soprattutto, dotata di quell’appeal di irraggiungibilità conferitole non tanto dal prezzo, dato che su mercato esistono it bag anche più costose, quanto dalla lista d’attesa. Quasi un frutto proibito, una tentazione fashion irresistibile.

Tutto iniziò per caso durante un viaggio in aereo nel 1984. Su un volo transoceanico da Parigi a Londra si imbarcarono l’allora stilista di Hermès, Jean Louis Dumas, e la sensuale attrice inglese Jane Birkin, già musa di Michelangelo Antonioni nel mitico film “Blow up” sulla Swinging London e famosa in tutto il mondo per la sua trasgressiva, e spesso censurata, interpretazione della canzone “Je t’aime… moi non plus”, scritta dall’ancor più trasgressivo e geniale compagno, il cantautore maudit Serge Gainsbourg.

Jane Birkin e Dumas capitarono seduti vicini. Lei aveva con se una borsa, si dice fosse di vimini, da cui con un movimento maldestro fece cadere fogli e appunti. Raccogliendoli imbarazzata, come raccontò alla giornalista Dana Thomas, parlò durante il volo con Dumas, della voglia di riuscire a trovare una borsa che fosse al contempo capiente, ma anche raffinata, comoda e pratica in modo da poterci stipare dentro tutto ciò che le serviva e non solo per un viaggio, ma anche per tutti i giorni o magari per un weekend.

Da gran creativo qual era, Jean Louis Dumas raccolse questa sfida e poche settimane dopo fece arrivare a casa dell’attrice il campione di una borsa che rispondeva esattamente a quelle che erano state le sue richieste. Forma ampia, design raffinato, in morbida pelle e chiusura a girello con pattella divisa in tre sezioni, a differenza di quella unica dell’altrettanto famosa Kelly. Inoltre, visto che era stata Jane Birkin a ispirargliela, decise di chiamarla proprio “Birkin”. Un omaggio gentile, penserete. Certo, ma anche un’astuta azione di marketing perchè, in quegli anni, Jane Birkin era la Kate Moss di oggi, una famosissima fashion icon, simbolo dei trasgressivi anni Settanta nonchè musa idolatrata dai più grandi artisti mondiali.

A differenza della “Kelly” di Hermes, altra borsa di culto della maison, così chiamata in omaggio a Grace Kelly che sulla cover di “Life”, quando era già Principessa di Monaco, usò una elegante borsa di Hermés per nascondere di essere in attesa di Carolina, la sua primogenita, regalando una pubblicità immensa alla maison parigina che da allora decise di chiamare quel modello “Kelly”, la “Birkin” è nata da zero. Non esisteva già, come nel caso della Kelly, è stata il frutto di un fortunato e fortuito incontro e divenne subito un cult perchè in quegli anni tutte le donne volevano essere come Jane Birkin: affascinanti, intellettuali, chic e trasgressive.

Lei, così mondana e globetrotter, paparazzatissima icona di stile, era il simbolo del nuovo, della donna contemporanea dai mille impegni e quella borsa finì così per rappresentare questo nuovo lifestyle. Esclusiva e costosissima, realizzata a mano da maestri artigiani in più di 20 ore di lavorazione, è la borsa dei sogni e di quelli di tantissime celebrities come Victoria Beckham che le colleziona al punto che si sussurra ne possieda almeno un centinaio.

È una borsa da indossare con grande nonchalance e naturalezza, come se si indossasse una qualsiasi altra borsa, per evitare il rischio disperdere d’un colpo tutta l’esclusività e l’eleganza che questa borsa possiede nel suo dna.