Non è moralismo, quello che porta ancora alla nostra attenzione il grave problema AIDS. Ormai è un dato appurato con sicurezza: il 75 % dei contagi da virus HIV è causato da persone che sono sieropositive ma che non sanno di esserlo.

Abbassare la guardia è una cosa stupida e, da tempo, le associazioni maggiormente coinvolte nella prevenzione dell’AIDS e anche maggiormente informate sul fenomeno della pandemia, che non si è per nulla fermata, lo sostengono.

Non vale più neppure il cliché che indicava tra omosessuali e tossicodipendenti i cosiddetti “untori”. Da anni il fenomeno si è spostato tristemente su eterosessuali con comportamenti sessuali a rischio che, oltre a ciò, non si sottopongono neppure ai test per la rilevazione dell’HIV.

Insospettabili coniugi che, vuoi per relazioni extraconiugali che considerano comunque sicure, vuoi per la frequentazione della prostituzione senza l’uso dei profilattici, si infettano e contagiano il partner e, se questi a sua volta ha relazioni non protette con altre persone, potete bene immaginare la velocità con la quale questa malattia, forse non più inesorabilmente mortale ma comunque molto pericolosa per il sistema immunitario umano, possa diffondersi. E neppure i laidi praticanti del turismo sessuale pare prendano sul serio il rischio di questa infezione.

I dati, che continuano ad allarmare i medici virologi, dimostrano che esistono 40 mila italiani sieropositivi senza neppure sospettare di esserlo. A a questi 40 mila inconsapevoli untori che, infatti, viene imputato il 75% delle nuove infezioni HIV.

Se, tra i primi degli anni ’80, quando esplose la questione AIDS, e gli inizi del 2000, eravamo scesi da 18-20 mila casi a circa 4.000, oggi si stima che le nuove infezioni, grazie a questi irresponsabili sessuali, siano già risalite attorno alle 6 mila.

Sono 6 sieropositivi su 10 a scoprire, solo dopo 5-7 anni, di essere stati contagiati. E a questo punto la diffusione diventa anche un problema sociale, che riguarda la salute pubblica e l’economia stessa dello Stato, visto che i malati di HIV sono cronici e dovranno curarsi per tutta la vita, costando dai 20 ai 30 mila euro all’anno a testa.

La piaga della sieropositività sommersa richiede delle campagne di informazione pressanti e continue che purtroppo mancano. Bisogna promuovere il test.

Queste le parole del il dott. Mauro Moroni, infettivologo presidente di Anlaids Lombardia.

L’ultima campagna di sensibilizzazione del Governo è partita nel novembre scorso, con lo slogan:

Aids, la sua forza finisce dove comincia la tua. Fai il test!