Da diversi decenni, la disinformazione ha portato a credere che il virus dell’HIV colpisse solamente gli omosessuali, la categoria per anni più devastata da questa patologia. Oggi sappiamo che il virus non ha preferenze rispetto all’orientamento sessuale, dato che le probabilità di contagio sono pressoché le stesse sia tra eterosessuali che tra gay, ma emerge con prepotenza un dato culturale: il razzismo e l’omofobia potrebbero contribuire alla diffusione dell’HIV.

Di primo acchito, non è semplice cogliere il nesso tra discriminazione e patologia. Tuttavia, secondo i dati della sanità statunitense, i casi contagio e di AIDS conclamata sono decisamente più presenti tra le minoranze più aggredite, in particolare tra uomini e donne di colore. Secondo gli studiosi, le offese razziali e omofobiche contribuirebbero alla creazione di veri e propri ghetti culturali dove, sia per impenetrabilità dell’informazione che per stigmatizzazione degli individui, le persone risultano meno propense a proteggersi durante i rapporti.

In particolare, sembra che le continue offese, spesso accompagnate da violenze fisiche e sessuali, portino le vittime a sentirsi non conformi, a percepirsi come inutili e sbagliate e, di conseguenza, a dare poca importanza al valore della propria vita. In questi frangenti, l’essere contagiati o mettere in atto comportamenti rischiosi per la propria salute possono essere addirittura considerati come fonte di sollievo, come una sorta di suicidio dilungato nel tempo.

Le comunità afroamericane rimangono decisamente impenetrabili per gli studiosi, tuttavia la sempre maggiore visibilità ottenuta dagli omosessuali ha permesso di analizzare questa tendenza culturale, evidenziando come vi sia una connessione tra protezione dalle MTS e accettazione nella società.

Sara Nelson Glick, ricercatrice dell’Università di Washington, ha così commentato questa preoccupante tendenza:

I giudizi negativi sull’omosessualità, provenienti sia dalla società che dagli omosessuali stessi, potrebbero impedire agli uomini che fan sesso con altri uomini di informarsi sui rischi dell’HIV e di sottoporsi ai test. […] Queste scoperte suggeriscono che la visibilità delle minoranze sessuali può aiutare non solo a diminuire lo stigma dell’omosessualità, ma anche a convincere gli uomini che fanno sesso con altri uomini ad adottare comportamenti sessuali più salutari.

Questa visione è condivisa da Francisco Roque, il direttore dell’associazione no-profit “Gay Men’s Health Crisis”, che si propone di informare la comunità GLBTq sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili e fornire consigli su una corretta protezione.

I gay possono essere meno propensi ad occuparsi della loro salute quando sentono di non essere di alcuna importanza, quando non si sentono in pace con loro stessi.

In altre parole, più una minoranza è socialmente accettata, maggiore sarà l’attenzione rivolta alla salute. La lotta all’AIDS, perciò, non può prescindere dall’eliminazione del razzismo e dell’omofobia: non è un caso, infatti, che la visibilità odierna delle persone gay abbia permesso di quantomeno limitare il numero di contagi, oggi in preoccupante crescita fra gli eterosessuali.