Hugo Cabret, primo film di Martin Scorsese a beneficiare della tecnologia 3D, arriva finalmente nei cinema italiani dopo la breve presentazione all’ultimo Festival del Cinema di Roma nell’attesissimo evento che ha riscosso una partecipazione in massa da parte di critica e pubblico. In corsa agli Oscar 2012 con ben 11 nomination tra cui spiccano quelle per il miglior film e la miglior regia, quest’ultimo titolo già guadagnato in occasione dei recenti Golden Globe, il film è tratto dal romanzo scritto e illustrato da Brian Selznick “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”.

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Protagonista del racconto è il giovane Asa Butterfield, già visto nell’intenso “Il bambino con il pigiama a righe”, che per il film di Scorsese si è calato perfettamente nei panni del vispo Hugo, bambino rimasto orfano dell’amorevole padre interpretato da {#Jude Law} e costretto a vivere nella stazione della Gare Montparnasse ricaricandone e riparandone i grandi orologi. Georges Méliès, figura considerata universalmente come padre del cinema insieme ai Fratelli Lumière, è invece interpretato da Ben Kingsley, attore inglese con una straordinaria carriera alle spalle costellata di premi e riconoscimenti tra cui l’Oscar per “Ghandi”; al cast si aggiungono anche Chloë Grace Moretz, figlioccia di Papà Georges e amica del piccolo Cabret, Helen McCrory come Mamma Jeanne, Sacha Baron Cohen e Christopher Lee.

In seguito a un incendio nel museo in cui lavorava, il giovane Hugo Cabret (Butterfield) rimane orfano del padre (Law); rimasto solo e preso in custodia dallo zio, il dodicenne passa i giorni nascosto nella Gare Montparnasse a riparare gli orologi della stazione parigina al posto del parente che, da lì a poco lo abbandona morendo a causa dell’alcool. L’amore per il papà gli fa custodire gelosamente un automa da riparare, percorso iniziato insieme al genitore ma mai portato a termine, che secondo lui potrebbe nascondere il suo ultimo messaggio; la passione è forte, tanto da spingerlo a rubare alcuni ingranaggi nel negozio di giocattoli della stazione, posseduto da Georges Méliès (Kingsley); è così che inizia l’avventura che, insieme all’amica Isabelle (Moretz), lo porterà alla scoperta di uno dei più grandi autori della storia del cinema.

È difficile non considerare “Hugo Cabret” un piccolo gioiello del cinema. Dalla cura maniacale per i dettagli, tipica della regia di Scorsese, che impreziosisce il lavoro degli ottimi interpreti, al ritmo incalzante della trama che accompagna il lungo viaggio del giovane personaggio interpretato da Butterfield fino alle spettacolari scenografie di Dante Ferretti, non per nulla candidato all’Oscar, che ricreano l’atmosfera parigina degli anni trenta, tutto contribuisce a conferire un’aura da sogno a una pellicola che ha tutte le carte in regola per guadagnarsi un posticino nella storia del cinema moderno.

E proprio di storia si parla con questo caloroso omaggio al papà del cinema George Méliès, genio all’epoca dimenticato che ha dato la luce a un filone fantastico che ancora oggi ha un sapore spettacolare che, nonostante gli effetti speciali di nuova generazione, fatica a essere ricreato con la stessa poesia dell’epoca. In questo connubio tra antico e moderno, Martin Scorsese si pone da abile illusionista, mediando tra le immagini del passato e le tecnologie 3D in una vera e proprio viaggio onirico; la stessa maestria si tocca con mano anche nel sapiente uso del mezzo nel ricreare un delicato effetto in ogni scena: non imponenti immagini che bucano lo schermo, ma delicati accenti che si integrano perfettamente con i personaggi che scivolano tra un’inquadratura e l’altra.

La passione è ovunque, nel senso più vivo e vibrante della parola: da Hugo che cerca un senso alla sua esistenza, come piccolo meccanismo -proprio come quelli che lui e il papà aggiustavano con vero e proprio amore- all’interno del grande meccanismo del mondo, a Méliès che da grande meccanismo del cinema deve ritrovare la sua vera funzione all’interno di un ingranaggio più grande che l’ha letteralmente fagocitato, rendendolo incompleto come il suo automa dalla chiave a forma di cuore. C’è la passione per il cinema di Scorsese, regista alle prese con la sua enorme passione per il mondo della celluloide, e quella dei personaggio che ruotano intorno alla vicenda principale, tutti alla ricerca della propria chiave, l’unica che può far scattare il loro ingranaggio più importante: il cuore.