Hysteria”, divertente commedia della regista statunitense Tanya Wexler, debutta oggi nelle sale cinematografiche italiane dopo la partecipazione alla 6ª edizione del Festival Internazionale del Film di Roma tra i titoli in concorso. Dedicato all’invenzione del vibratore, strumento nato come strumento terapeutico per la cura dell’isteria negli ultimi anni dell’Ottocento, il film ha impiegato ben 7 anni per venire alla luce a causa della difficoltà nel reperire produttori e distributori disposti a partecipare al progetto.

Galleria di immagini: Hysteria

Il cast di “Hysteria” raccoglie intorno a sé tre interessanti nomi del panorama cinematografico: i britannici Hugh Dancy e Rupert Everett e la statunitense Maggie Gyllenhaal. A completare la rosa dei comprimari, ecco farsi largo i nomi di Jonathan Pryce, Felicity Jones, impegnata recentemente anche nell’interessante “Like Crazy” presente al Festival romano, e Ashley Jensen.

Mortimer Granville (Dancy), giovane medico alla ricerca di un impiego, trova lavoro nello studio del Dottor Robert Dalrymple (Pryce), impegnato nella cura dell’isteria femminile, attraverso continui e faticosi massaggi pelvici alle pazienti che accorrono in massa piene di nevrosi e rabbia repressa. Oberato dal lavoro e dalle conseguenze fisiche del faticoso compito, Granville sembra trovare in un invenzione dell’amico e Lord Edmund St. John-Smythe un valido aiuto alla sua causa; testato casualmente sulla cameriera della famiglia Pryce, il misterioso oggetto si rivela un vero e proprio magico sostituto che ben presto diventerà la soluzione a tutti i problemi: il vibratore.

Ci saranno voluti anche sette anni per realizzare questo film ma, col senno di poi, Tanya Wexler può ritenersi soddisfatta del risultato ottenuto: “Hysteria” si presenta al grande pubblico come una divertente e ironica commedia dai toni rosa, in grado di far ridere e sorridere il pubblico senza scadere nell’ovvio e nella volgarità che potrebbe portare alla mente un tema che, a oltre un secolo di distanza dall’epoca vittoriana in cui è stato inventato l’oggetto della miracolosa cura, è ancora ritenuto scabroso dai più, un vero e proprio tabù del quale si fa fatica a parlare in pubblico come nel privato.

Dagli sguardi stupiti e sconvolti dei due medici professionisti e del dandy incallito, ruolo che calza a pennello a un Everett esilarante, all’approccio scientifico delle pazienti che si sottopongono ai “trattamenti” per curare una malattia che, in molti casi, non è altro che una maschera del rapporto freddo e distaccato tra consorti – niente di nuovo ieri come oggi -, la pellicola si dipana tra l’ironia e la leggerezza che gli si addice e la rocambolesca storia d’amore tra Dancy e la Gyllenhaal; una relazione, quella tra i due, che oltre a comportarsi da vera protagonista sullo sfondo narrativo della vibrante invenzione mette in luce le doti dell’attrice di New York, capace di portare a galla tutto la grinta e il carattere combattivo della sua Charlotte Dalrymple, figlia ribelle del dottore.

Un plauso è d’obbligo anche per Dancy, perfetto nel saper misurare compostezza e stupore davanti a un lavoro che in molti non avrebbero problemi a definire quantomeno bizzarro, proprio come Felicity Jones che continua a rivelarsi una tra le più interessanti proposte del cinema degli ultimi anni, a partire proprio dall’altra pellicola presentata fuori concorso che purtroppo è passata in sordina in favore di altri nomi altisonanti presenti alla kermesse.

Vibratore o no, Hysteria è fedele al suo tono di commedia brillante dai risvolti romantici senza pretendere né più né meno di quanto gli spetti. Non aspira di certo a diventare la pellicola di rottura sul tema scottante della sessualità come potrebbe sembrare a prima vista ma, molto più semplicemente, vuole – e ci riesce – divertire il pubblico concedendogli poco più di un’ora e mezza di spensierata leggerezza che merita.