La scorsa settimana il sito statunitense di Rolling Stone ha chiesto ai propri lettori di nominare i 10 dischi migliori degli anni ’90. Ora la rivista ne ha pubblicato i risultati, senza però destare particolari sorprese: il mood dell’ultimo decennio del XX secolo, infatti, è fondamentalmente rock.

Se gli anni 2000, infatti, sono stati caratterizzati principalmente dal pop, dal r’n’b e da tutti i suoi derivati, con l’esplosione forzata di innumerevoli teen idol tra cui Britney Spears, Christina Aguilera, Justin Timberlake, Rihanna e Lady Gaga giusto per citarne alcuni, i dieci anni antecedenti hanno saputo dimostrare una creatività musicale senza pari. Sarà stato forse il contrasto con i più danzerecci anni ’80, ma il periodo dal 1990 al 2000 ha visto l’affermazione di artisti ancora oggi fortemente radicati nell’immaginario comune, tra cui Nirvana, Radiohead, Smashing Pumpkins, Pearl Jam, Placebo, Oasis, Blur e molti altri ancora, per una lista tutt’altro che esaustiva.

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A vent’anni dall’inizio di questo decennio d’oro, non resta che chiedersi cosa sia arrivato ai giorni nostri di questo periodo musicale davvero prolifico.

Al decimo posto si piazzano i Guns & Roses con “Use your illusion 1-2″, tecnicamente due album differenti ma tuttavia distribuiti dal 1991 come opera doppia. “November Rain” e “Don’t Cry” sono diventati ben presto due singoli di grande impatto che, ancora oggi, riescono a ottenere un buon successo tra i fan. Figura chiave del periodo è sicuramente Axl Rose, l’eclettico cantante della band.

Al nono posto troviamo sempre un doppio album, lo strepitoso “Mellon Collie And The Infinite Sadness” degli Smashing Pumpkins. Pubblicato nel 1995, si tratta senza ombra di dubbio di una delle creazioni migliori degli anni ’90, in grado di imporsi come modello musicale alternativo al grunge dominante nel periodo. “Tonight, Tonight“, “1979” e “Zero” sono solo alcuni dei singoli estratti che sono diventati immortali nella storia della musica.

Il sofferto “Grace” di Jeff Buckley ottiene l’ottavo posto. Il disco, pubblicato nel 1994, è il testamento musicale dell’artista, deceduto qualche tempo dopo in circostanze mai del tutto chiarite. È infatti il 1996 quando Jeff si tuffa in un affluente del Mississipi per un bagno notturno, senza però farne più ritorno. Splendida la sua versione di “Hallelujah” di Leonard Cohen.

Suoni più ruvidi per la settima posizione, dominata dal “Black Album” dei Metallica. Pubblicato nel 1991 e criticato dai fan più affezionati ai suoni precisamente hardcore, il disco si caratterizza per la struggente “Nothing else matters” e per la hit “Enter Sadman”. L’opera, inoltre, è la più venduta dell’intera storia dei Metallica.

Alla sesta posizione tornano gli Smashing Pumpkins, con l’album “Siamese Dream” del 1993. È l’opera che più dimostra il genio, ma forse anche l’arroganza, di Billy Corgan che, pur di aver un album perfetto, ha scavalcato i ruoli degli altri membri della band. E l’opera è un sicuro capolavoro, con titoli come “Today”, “Disarm” e “Mayonaise”.

Salto in Inghilterra per la quinta posizione, conquistata dagli Oasis con “What’s the story? (Morning Glory)”. Pubblicato nel 1995, l’album consacra il britpop in tutto il mondo grazie a canzoni come “Wonderwall” e “Champagne Supernova”. In quegli anni, in patria gli Oasis venivano acclamati alla stregua dei Beatles.

Quarta posizione per gli irlandesi U2, con il loro “Achtung Baby”. Rilasciato nel 1991, il disco è la prova delle capacità musicali del gruppo, che con quest’opera si reinventarono e sancirono la fine degli anni ’80. “One” diventerà presto una delle canzoni più apprezzate dell’intera storia della musica, coverizzata negli anni da un numero infinito di artisti.

Postazione più bassa del podio per “Ten” dei Pearl Jam. Pubblicato nel 1991, questo disco sembra inaugurare a pieno titolo l’era del grunge, sebbene diverso, e forse più elaborato, rispetto al sound di altri gruppi. “Alive” e “Jeremy” diventarono presto dei veri e propri inni di una generazione.

Seconda posizione per “Ok Computer” dei Radiohead. Rilasciato nel 1997, il disco mostra al pubblico le potenzialità della band, capace di passare da ritmi a rock a suoni prettamente elettronici, attraversando anche melodie nostalgiche. “No surprises“: non vi son dubbi per la loro meritata seconda posizione.

A vincere la sfida degli album targati ’90 sono, forse anche in modo un po’ scontato, i Nirvana con “Nevermind”. Uscito nel 1991, l’album riuscì addirittura a spodestare Michael Jackson con il suo “Dangerous” dalle vette delle classifiche, sancendo l’inizio dell’era grunge. “Smell like ten spirit” diventa il simbolo dei giovani e la fama del gruppo continua tutt’oggi, a 18 anni dal suicidio del cantante Kurt Cobain.