Il premio Nobel Rita Levi Montalcini ha spento 102 candeline. Una vita straordinaria e dedicata alla ricerca, modello per moltissime italiane, e non solo, soprattutto per le tante cause legate al mondo femminile patrocinate negli anni e per la sua voglia di vivere che non l’abbandona nonostante una parziale cecità.

Nel 1986 riceve l’ambito riconoscimento e molti ne sono seguiti in futuro, compresa l’iscrizione alla Pontificia Accademia delle Scienze, che per la prima volta ha accolto una donna tra i membri. La scienziata torinese ha avuto una vita piena e ricca di soddisfazioni, che oggi ha deciso di raccontare durante un’intervista rilasciata a otto giovani studiose durante un meeting in Israele.

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“Io non sono una scienziata, mi sento piuttosto un’artista”.

Una mente geniale che vanta più di una Laurea Honoris Causa, e che rappresenta il primo vincitore del Nobel ad aver raggiunto il centenario di vita e, non ultimo, il senatore a vita in carica più anziano della repubblica Italiana.

Dalle parole della scienziata torinese traspare un’umiltà sorprendente, soprattutto quando parla dei suoi fratelli vantandone le menti brillanti.

”La mia sorella gemella morta 3 anni fa, era molto diversa da me, era una persona eccezionale e una vera artista. Mio fratello era un bravo architetto. Io non ho affrontato la vita come uno scienziato, ma come un’artista.
 Nella vita la cosa importante è agire con la massima coerenza, aiutando il prossimo”.

Ancora oggi, infatti, la Levi Montalcini è impegnata in alcuni progetti per aiutare le donne africane, che descrive come dotate di molta intelligenza ma escluse dall’istruzione per ragioni inerenti la cultura locale maschile, che ha sempre mirato a imporre le proprie capacità. A questo proposito, la donna sottolinea:

“L’intelligenza è egualmente distribuita tra uomini e donne…”.