Domani è il decennale esatto dal giorno in cui Laura Scotti perse la vita, insieme ad altri 23 operatori umanitari che viaggiavano con lei, in seguito allo schianto dell’Atr 42 sul quale si trovava sul monte Piceli.

Il volo era diretto a Pristina, e Laura allora era una giovane donna di 36 anni, che con un colpo di testa apparentemente folle aveva abbandonando una brillante carriera nella pubblicità per partire alla volta del Kosovo, come operatrice della Ong AiBi-Amici dei bambini.

Non era il suo primo volo: in quella regione dilaniata da una guerra (quella con la Serbia) conclusasi solo quattro mesi prima (e che aveva lasciato, come sempre accade, pesanti strascichi) Laura era già stata, e adesso voleva tornare, più desiderosa di prima di aiutare quei piccoli indifesi rimasti senza famiglia e senza casa.

Ma non è stato nemmeno il suo ultimo volo: nonostante lo schianto su quel monte a pochi chilometri da Pristina, l’entusiasmo di Laura, infatti, continua a vivere.

Lo fa con la casa famiglia nata a Gjakova che AiBi ha intitolato alla sua memoria.

E lo fa anche grazie al libro “I 189 giorni di Laura” (di cui potete leggere su lapietrascartata.it un estratto), scritto dalla giornalista Francesca Mineo, che ripercorre tutta l’attività della coraggiosa 36enne, svolta, appunto, nel corso di quei 189 giorni della sua prima permanenza nella capitale kosovara.

Il libro sarà presentato il 17 novembre a Milano: oltre al reportage su quanto svolto in ambito umanitario da Laura, il testo contiene, nella seconda parte, un quadro della situazione attuale del Kosovo. Di questo anche si parlerà in occasione della presentazione.