Sarà per la crisi economica che fa sentire i suoi effetti, sarà per la difficoltà di far quadrare casa e famiglia, sarà per mille altre ragioni, fatto sta che i dati sono piuttosto chiari: il 78% dei lavoratori a tempo parziale è di sesso femminile.

A rivelarlo è uno studio di UnionCamere che traccia un identikit ben preciso del lavoratore part-time: donna, giovane (in media sotto i trent’anni), non laureata.

Il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha spiegato:

La scelta del part-time di molte donne italiane risponde ad una precisa scelta di coniugare i tempi della famiglia e del lavoro talvolta a discapito delle legittime aspirazioni di crescita professionale

Certo il part-time può essere, per molte donne sposate e con figli, un’ottima soluzione: se il marito con il suo lavoro contribuisce a “fare cassa”, la donna ha più tempo per non trascurare i figli. Ma una donna non sposata, come fa? Ce la si può fare, da sole e con un part-time, a mantenere sé e la prole?

E poi, c’è un altro punto. Finché una lavora a tempo parziale per scelta, tutto ok. Ma se una persona avesse invece ambizioni lavorative, se volesse fare carriera, come la metteremmo?

Voglio dire, in quel caso, la donna-mamma non rinuncia per sua propria volontà, ma perché stretta magari tra le (giuste) esigenze da un lato dei figli di avere una figura presente, e dall’altro del marito, che a sua volta vuole dedicarsi al lavoro a tempo pieno.

Mi piacerebbe raccogliere le vostre esperienze dirette: voi donne, che scelta avete fatto? Oppure pensate sia possibile riuscire a fare tutto? La domanda, ovviamente, è aperta anche agli uomini: secondo voi come mai nel lavoro a tempo parziale c’è una percentuale femminile così alta?