Ci sono alcune star immortali che tutti conoscono e ammirano, ma sulla cui vita sappiamo ben poco. Questo succede per lo più con le celebrity della vecchia Hollywood, quando i giornali scandalistici non erano invadenti come oggi e quando, di certo, non c’erano social network come Twitter, attraverso i quali sono le stesse star a permettere al pubblico di entrare nella loro quotidianità.

Probabilmente il fascino delle stelle del passato è proprio dato da questa sottile patina di mistero che le avvolge, unita all’innegabile glamour che li contraddistingue. L’esempio classico di tutto ciò non può che essere Marilyn Monroe. L’attrice è un’icona indiscussa di Hollywood eppure ben poco si sapeva della sua vita privata, almeno fino a oggi. Nei prossimi mesi, infatti, verranno finalmente pubblicati i suoi diari, che promettono di far scoprire lati totalmente sconosciuti dell’attrice.

Il libro, intitolato “Fragments: Poems, Intimate Notes, Letters by Marilyn Monroe”, uscirà negli USA il 12 ottobre, e promette di mettere in luce aspetti assolutamente ignorati della turbolenta storia di Marilyn, come gli abusi sessuali, la psicoterapia, i tradimenti del terzo marito Arthur Miller, l’onnipresente spettro di patologie psichiatriche ereditarie e la determinazione nel lavoro.

I diari e le lettere, contenute nel libro, furono ritrovati fra quegli oggetti personali che la Monroe aveva lasciato alla sua maestra di recitazione, Lee Strasberg. Il quadro che esce dai documenti, vede una Marilyn completamente diversa dalla bionda adorabilmente svampita che pensavamo di conoscere. Quella che veniamo a scoprire, infatti, è una donna sorprendentemente intelligente e colta, che era allo stesso tempo piena di vita e di punti oscuri.

La maggior parte degli scritti risale al 1951 e, in generale, ai momenti che intercorrevano fra i vari periodi in cui l’attrice si sottoponeva a cicli di psicoterapia, infatti molti dei documenti sembrano delle piccole sedute di autoanalisi per sopperire alla mancanza di terapia vera e propria. Il risultato di questa sorta di esercizio mentale sono riflessioni molto profonde sui disagi patiti in giovane età e poesie molto simili al “flusso di coscienza”, classico di James Joyce.

Infine, per tutti coloro che hanno sempre sostenuto la teoria del complotto alla base della misteriosa morte di Marilyn, c’è anche un’interessante nota in cui si parla di Peter Lawford, cognato di J.F. Kennedy, che fu l’ultima persona a parlare al telefono con l’attrice.

Quella sensazione di violenza che ho avuto ultimamente è dovuta al fatto che ho paura di Peter, e tempo che mi possa fare del male o avvelenarmi, per via di quel suo sguardo strano e a quel suo atteggiamento strano che gli vedo negli occhi.