Abbiamo parlato della tradizione “salata” legata alla Pasqua. Ma non è vera Pasqua senza dolce. Infatti, nonostante ci sia una varietà di dolci pasquali che cambiano da regione a regione d’Italia, ce ne sono due che non possono assolutamente mancare sulle nostre tavole: l’uovo di cioccolata a la colomba. Abbiamo disquisito a lungo sulle colombe di fattura industriale, ma accanto a queste ce ne sono ottime varietà artigianali, rintracciabili nei bar e nelle pasticcerie di fiducia del proprio paese.

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Per quanto riguarda le uova di cioccolata, è sempre un dolce che fa grande gola. Ma tutti i ghiottoni sanno che sono meglio quelli grandi, perché nella parte inferiore lo strato di cioccolato è più spesso. Da qualche anno, esistono dei marchi come Lindt che offrono diversi tipi di cioccolata, non solo fondente o al latte, ma anche con varie percentuali di cioccolato nero, ma anche bianco o addirittura con nocciole del Piemonte intere. Il prezzo delle uova di cioccolata varia per lo più in base al marchio o alla sorpresa, ma se quello che cercate è la qualità, l’alto prezzo può essere in alcuni casi fuorviante. Nei discount sono presenti infatti marche poco sconosciute, che però potrebbero rivelare grandi sorprese, soprattutto se il prodotto è realizzato a chilometri zero.

In Liguria, tra i dolci tipici, c’è la Torta Pasqualina, fatta di 33 sfoglie sovrapposte di pasta, che simboleggiano gli anni di Gesù Cristo, e presentano all’interno erbe, uova e latte cagliato, sostituito spesso dalla ricotta.

Anche in Sicilia, si consuma una particolare torta pasquale, fatta con le mandorle, mentre in Puglia si usano le scarcelle, ciambelle che simboleggiano la rinascita e sono decorate con uova di gallina o di cioccolata. Uno dei dolci napoletani per eccellenza è la pastiera. Di questo dolce si dice che fece sorridere persino l’austera Maria Teresa d’Austria (madre di Maria Antonietta di Asburgo Lorena), chiamata “la regina che non sorrideva mai”. Secondo Federalimentare, durante questa Pasqua gli italiani consumeranno 350 milioni di uova nell’utilizzo nei dolci e 11mila tonnellate di uova di cioccolato.

Una chiosa a parte va fatta per il capretto di pasta di mandorla, molto utilizzata nel Meridione d’Italia, e chiamata anche pasta reale. Il capretto dolce è una tradizione imprescindibile, ma a quelli fatti nei bar e nelle pasticcerie vengono di gran lunga preferiti quelli fatti per beneficenza da suore e fondazioni no profit. Oltre al valore simbolico della beneficenza, si tratta nella maggior parte dei casi di pasta di mandorla fatta a regola d’arte con metà zucchero a velo e metà mandorle tritate (i bar solitamente utilizzano 2/3 di zucchero a velo). Se decidete di farla in casa, aggiungeteci qualche mandorla amara, perché il risultato potrebbe essere davvero troppo dolce. Se la pasta di mandorla è ripiena, un elemento importante per la faldacchiera è il liquore Strega, che da profumo e arricchisce il sapore della pasta reale.