Dagli anni ’80 a oggi, il cartone animato si è decisamente evoluto. Lo vediamo dai contenuti, dalla grafica, ma anche dalle sigle. Abbiamo incontrato a Tricase Comics alcuni esperti del mondo del fumetto, come Alessio Fortunato, disegnatore di Dampyr, e Giuseppe De Luca, che realizza Nemrod e Pinkerton, ma anche i “Raggi Fotonici”, autori ed esecutori di molte sigle Rai, dei quali abbiamo intervistato Mirko Fabbreschi.

Cosa avviene nella trasposizione da fumetto a TV?

Alessio Fortunato:

Quello che si perde nel passaggio non sono cose che possono essere tralasciate. Le trasposizioni che ricordo, sono quelle di Martin Mystere e di Corto Maltese, il primo rimpicciolito ed epurato da una serie di contenuti storici e archeologici, mentre Corto è rimasto pressoché invariato. Come se nel passaggio da fumetto a TV cambiasse il target, che diventa più adolescenziale. C’è sempre, e credo che in Italia non cambierà mai questa situazione, la convinzione che il fumetto non abbia dignità, è relegato a una forma di comunicazione si serie B, anche i cartoni animati per adulti, che, lo vediamo ne “I Simpson” e ne “I Griffin”, posseggono uno spirito goliardico anche abbastanza spinto nei temi. In Italia, i soli a poter cambiare registro potevano essere Bruno Bozzetto e Guido Manuli.

Dampyr potrebbe diventare un cartone animato?

Alessio Fortunato:

Secondo me, potrebbe diventare anche un film, però purtroppo verrebbe epurato da una serie di caratteristiche. L’ultimo a conservare lo spirito del fumetto mi sembra essere stato Hell Boy. I giapponesi sono maestri assoluti in questo senso perché accomunano poesia e distruzione, come accade nei film di Kitano, una caratteristica che riscontro ad esempio in “Naruto”, come fosse un dualismo tra il dolce e il salato. Oggi è cambiata l’ingenuità dei cartoni giapponesi: c’è molta violenza che è poco stilizzata, prima era più annacquata, magari attraverso comprimari ridicolissimi, che mantenevano allegre certe situazioni. Uno degli ultimi esempi in tal senso è stato “Dragon ball”.

Qual è il futuro del fumetto rispetto all’avanzare di TV e Internet?

Giuseppe De Luca:

Come fumettista preferirei che la carta tornasse in auge, anche se le tecnologie non mi dispiacciono. C’è tutta un’atmosfera però nella carte, la presenza fisica, l’odore… Se Nemrod diventasse un cartone non mi spiacerebbe e credo che potrebbe essere riportato integralmente, perché è una sorta di classico, molto romantico ed elegante.