C’è una grande migrazione sui social network: genitori su Facebook e i figli su Twitter. Nulla a che vedere, però, con le mode tecnologiche, piuttosto con il controllo: tra genitori e figli, infatti, è come giocare a mosca cieca.

Secondo un sondaggio della Pew Internet Research, una delle istituzioni nell’ambito delle statistiche e dei sondaggi sulla Rete, i giovani stanno mostrando un interesse sempre più alto per Twitter, il sistema che permette dal computer o dal proprio telefonino di inviare brevi messaggi di testo nelle sfera globale di Internet, e mostrano i primi segni di noia per Facebook, dove invece gli adulti si sono ambientati e ora vi risiedono in pianta stabile.

Si tratta della vecchia questione del controllo dei genitori, preoccupati delle compagnie dei figli, sempre più alla ricerca disperata di qualcosa che li aiuti a comprenderli meglio. Ma se resta un buon consiglio quello di iscriversi ai social network in forma libera, trasparente, per comunicare coi figli senza fare gli spioni, ci sono evidentemente molti ragazzi che non hanno intenzione di essere monitorati, così stanno migrando verso un sistema dove – al contrario che in Facebook – sono ammessi gli pseudonimi.

Il comportamento degli adolescenti americani, dunque, sta cambiando, e molto in fretta: almeno il 16% dei giovani, dai 12 ai 17 anni, dichiara di utilizzare Twitter, quando soltanto due anni fa sarebbe stato impensabile. La differenza la sta facendo la riservatezza che tutti gli osservatori credevano morta e sepolta proprio nella mentalità delle nuove generazioni: i video di YouTube, il problema del sexting e dei possibili abusi sui minori, quella che sembrava una scarsa comprensione del significato di privacy era solo un lato della medaglia.

Perché i più giovani stanno imparando ad apprezzare la flessibilità di Twitter, che non pretende un’esposizione continua del proprio sé, non costringe a collezionare amicizie e permette di seguire soltanto chi si vuole seguire – spesso le celebrità – e di mandare messaggi privati o a gruppi ristretti di persone.

Resta una domanda: ma questo desiderio di riservatezza è una buona o una cattiva notizia per i genitori? I figli si stanno nascondendo dai pericoli dell’esposizione alla Rete, o si stanno nascondendo soltanto dai loro genitori?

Fonte: Today Tech