La Corte d’Appello di Bologna ha affermato che una bambina rom di 12 anni che non va a scuola e vive nella sporcizia non è una vittima del pregiudizio e non ha il diritto d’affidamento ai servizi sociali. Una stranissima sentenza che ha fatto sollevare una montagna di polemiche: se la bambina fosse stata italiana non sarebbe stata sottratta ai genitori che non le avevano fornito il giusto diritto allo studio?

Così la sezione della Corte d’Appello, dopo che erano state constatate le condizioni della famiglia della piccola, che peraltro aveva avuto non pochi problemi con la giustizia italiana, ha spiegato che per un rom è normale vivere in quelle condizioni, quindi non è un problema per nessuno:

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“La condizione nomade e la stessa cultura di provenienza non induce a ritenere la sussistenza di elementi di pregiudizio per la minore. Non sono provati comportamenti dei genitori che non siamo riferibili al normale modo di vita per condizione e per origine.”

L’integrazione dei rom rappresenta una questione annosa, cui da un po’ di tempo si stanno dando delle risposte facili, che non mirano al vero nodo del problema, ossia la povertà che caratterizza i rom, che in Italia, in alcuni luoghi, sono riusciti a mescolarsi con la popolazione locale attraverso matrimoni misti e sono diventati cittadini italiani e contribuenti. Per alcuni, quindi, negare l’intervento dei servizi sociali è stato una grave discriminante.

Tuttavia, l’attenzione dei rom per le istituzioni scolastiche in Emilia Romagna è molto alto, dato che durante uno sgombero operato dall’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, gli sfollati si difesero dicendo che i loro figli frequentavano le scuole pubbliche della città.