Troppo spesso si parla del cinema italiano di una volta e come questo sapeva affascinare. Il merito va a grandi registi del passato, in molti casi defunti, che hanno saputo raccontare delle storie vere, ma anche delle storie frutto di invenzione romanzesca, in maniera assolutamente indimenticabile.

Uno di questi registi era Dino Risi, che ha diretto film come “Il sorpasso“, in cui veniva raccontata la storia di un giorno, di uno strano incontro tra due sconosciuti e della morte che arriva repentina proprio quando ci si sta approcciando alla vita.

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Tra gli altri film di Risi, vanno annoverati i più celebri “Poveri ma belli”, “La stanza del vescovo”, “I mostri” e “Il commissario Lo Gatto“, con la celebre scena in cui Lino Banfi veniva schernito da un gruppo di cantori di stornelli e rispondeva per le rime. Ma tra i tanti film di Risi, ben 52 da regista, ce ne sono altri da annoverare, come “Profumo di donna“, da cui è stato tratto un celebre remake, e in cui recita uno straordinario Vittorio Gassman, che fa un viaggio fino a Napoli con il giovane Alessandro Momo, tornando dall’amata Agostina Belli e cercando qualcosa che plachi i suoi demoni interiori. Ma anche “Il segno di Venere”, in cui la bruttina stagionata Franca Valeri cercava disperatamente marito, e in cui Alberto Sordi fa un graziosissimo cameo. Infine “Straziami, ma di baci saziami“, osannato dalla critica come esempio di triangolo folk, in cui a contendersi l’amore di Pamela Tiffin ci sono il barbiere Marino (Nino Manfredi) e il sarto sordomuto Umberto (Ugo Tognazzi), con tante risate per lo spettatore. Ecco un calderone con le migliori scene.

Accanto a Risi, uno dei grandi registi che viene spesso ricordato è Mario Monicelli, scomparso meno di un anno fa. I due sono accomunati dai tanti generi cinematografici esplorati. Monicelli viene accomunato a Risi anche per essere stato ottimo interprete del comico e del drammatico, ma anche per aver inventato altri “mostri” del grande schermo. Tra i suoi film più celebri ricordiamo “Amici miei“, “Un borghese piccolo piccolo” (con un superlativo Alberto Sordi, in un personaggio che però lui non amava troppo, cattivo e cinico come si presentava il carattere), “I soliti ignoti” e “L’armata Brancaleone”. Il film che vi proponiamo per conoscere meglio Monicelli è uno che fa parte delle sue opere minori, “Parenti serpenti“: quattro fratelli si ritrovano in Abruzzo per festeggiare il Natale con i genitori, ma questi chiedono loro di poter passare gli ultimi anni di vecchiaia con i propri cari. Non sapendo come fare, a quale dei fratelli toccheranno i genitori, a questi personaggi ipocriti e cattivi toccherà trovare una soluzione definitiva per i genitori che li hanno tanto amati.

Quando si parla del cinema italiano di un tempo, il nome che viene subito in mente è quello di Federico Fellini. Fellini fu tra l’altro sceneggiatore di una delle pellicole più belle del neorealismo italiano, “Roma città aperta”, anche se è conosciuto per film più celebri come “La dolce vita“, “8 e 1/2″, “La strada” che vinse anche il premio Oscar come miglior film straniero, “Le notti di Cabiria” e “Amarcord“, in cui c’era una divertente e ironica presa in giro del fascismo.

Infine, un regista che lavorò fino alla morte, senza terminare un’opera già iniziata, quella che sarebbe stata la sua “trilogia della morte”, in opposizione alla sua precedentemente realizzata “trilogia della vita”, è Pier Paolo Pasolini. Un’artista a tuttotondo, che seppe incarnare appieno lo spirito di un’epoca criticandola dall’interno e rendendo palese quello che palese non era. Come il senso della verità, in cui si parla in questo filmato, tratto da “Che cosa sono le nuvole“, cortometraggio con Totò e Ninetto Davoli inserito nel più vasto “Capriccio all’italiana”, di autori vari. Totò collaborò con Pasolini anche in “Uccellacci e uccellini“: quando tornava a casa dopo le riprese, raccontava di stare recitando in uno strano film, del quale non era certo di afferrare tutto.

Concludiamo con una risata, perché vogliamo annoverare tra i grandi del passato Steno, alias Stefano Vanzina, il regista di “Un americano a Roma”, di cui è rimasta indelebile la scena di Alberto Sordi che veniva provocato dal “macarone”, “I due colonnelli”, in cui Totò diceva a un ufficiale tedesco cosa potesse farci con la sua carta bianca, “Arriva Dorellik”, che diede vita al personaggio dei fumetti Paperinik, e infine il minore “Piccola posta”, in cui Sordi cercava di circuire delle vecchiette per il loro denaro. Ma la fama di Steno è legata a una pellicola culto molto particolare, “Febbre da cavallo“, con Gigi Proietti ed Enrico Montesano, che raccontava di tre amici, che alla fine diventavano cinque, assidui scommettitori alle corse, che dovevano inventarsi qualcosa ogni giorni per trovare i soldi da puntare. In questa scena si vede anche il celebre caratterista Ennio Antonelli.