Basato liberamente su un racconto scritto nel 1954 dall’icona della sci-fi statunitense Philip K.Dick, arriva in Italia “I guardiani del destino“, opera prima di George Nolfi, già sceneggiatore di “Ocean’s Twelve” e “The Bourne Ultimatum”, con un cast di stelle e in tasca un budget di 60 milioni di dollari. Il film, il cui titolo originale è “The Adjustement Bureau” (proprio come il racconto che da noi è invece noto come “Squadra Riparazioni”), affronta il tema del destino e delle scelte in grado di influenzarlo in un godibile mix di thriller e sentimenti facilmente apprezzabile dal grande pubblico.

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Per interpretare i ruoli dei due protagonisti, Nolfi ha chiamato il premio Oscar Matt Damon e la bella Emily Blunt, rispettivamente nei panni del giovane e carismatico candidato al Senato degli Stati Uniti e della talentuosa ballerina della quale s’innamora perdutamente. A mettere i bastoni tra le ruote ai due, c’è una folta schiera di guardiani del destino vestiti di tutto punto tra i quali spiccano su tutti Anthony Mackie, reduce dal film premio Oscar “The Hurt Locker”, John Slattery, il Roger Sterling di Mad Men, e Terence Stamp (“Priscilla – La regina del deserto” e “Operazione Valchiria”), l’agente “The Hammer” Thompson richiamato dalla “Squadra Riparazioni” per riprendere in mano la situazione dopo le intromissioni nello scorrere del destino.

David Norris (Damon), candidato a un passo dal Senato, è nel bagno degli uomini di un hotel in cui sta per tenere un delicatissimo discorso elettorale in seguito ad alcune foto goliardiche che potrebbero minare la sua intera carriera. Mentre prova a prendere coraggio, recitando alcune parole, spunta l’affascinante e misteriosa ballerina Elise Sellas (Blunt), del quale s’innamora all’istante. Ma l’idillio è destinato a durare poco. Infatti, la ragazza viene prontamente portata via dalla security, lasciando a mani vuote il povero David che, però, grazie alle parole scambiate poco prima, riesce a salvare la carriera. I giorni passano e, mentre il giovane si avvia verso l’autobus diretto verso l’ufficio, accade qualcosa o meglio, qualcosa non accade. Infatti, il guardiano del Destino (Mackie) che lo segue lo perde di vista, facendolo deviare pericolosamente dal suo percorso già segnato, riportandolo sulla strada di Elise e soprattutto, mettendolo davanti a una situazione delicata. Infatti, una volta giunto nel palazzo in cui l’attende Harry Mitchell (Michael Kelly), manager della sua campagna elettorale, trova tutti in uno stato di stasi mentre alcune persone sono intenti ad esaminarli. Sono proprio quelli della squadra riparazioni, colti di sorpresa da David il quale prova senza fortuna a fuggire, bloccato dal severo Richardson (Slattery) che gli intima di non parlare a nessuno di quanto ha visto e di non provare a rivedere Elise, pena un “reset” mentale del tutto simile a una lobotomia. Tutto ritorna a seguire i piani già scritti fin quando, tre anni dopo aver quotidianamente ripercorso la strada con il bus che l’aveva ricongiunto alla danzatrice del suo cuore, i due si ricongiungono di nuovo. Con i piani di nuovo scombussolati e conoscendo le gravi conseguenze che una divergenza dalla strada segnata alla quale andranno incontro, i Guardiani cercano di correre ai ripari richiamando tra le loro fila Thompson, conosciuto con l’inquietante soprannome di “The Hammer”. Inizia così una lotta mozzafiato contro il tempo e contro – è il caso di dirlo – il destino, con il tentativo disperato di David di riprendere in mano la propria vita ancora tutta da scrivere.

Prima di tutto è giusto avvertire i fan di Dick; solo ed esclusivamente loro. Gli altri saltino pure al prossimo paragrafo come nelle migliori storie a bivi dei fumetti. Prima di tuffarvi a capofitto a controllare gli orari delle proiezioni, sappiate che dell’originale ci sono i presupposti e poco di più. Dimenticate dunque i dubbi, le profonde riflessioni, le difficoltà dei personaggi che si ritrovano ad affrontare le misteriose pieghe del destino. Qui ci sono i sentimenti, quelli che riescono a stravolgere anche i piani già scritti di tutti gli esseri viventi e ad alleggerire fin troppo quel cupo pessimismo tipicamente dickiano.

Quelli che invece non hanno mai pensato minimamente di prendere in mano un libro dell’autore di “Do androids dream of electric sheep?” (sì, proprio quello da cui è stato tratto “Blade Runner”), “La svastica sul Sole” e “Ubik”, possono tranquillamente ripartire da qui. “I guardiani del destino” è sicuramente un film avvincente, d’effetto e, perché no, anche dotato di quel pizzico d’ironia che non guasta mai. Dal ritmo serrato, quasi claustrofobico, la pellicola gode di un’ottima fotografia, affidata al vincitore di due premi Oscar John Toll, in grado di risucchiare completamente l’attenzione degli spettatori senza lasciarli mai distrarre dalla concitata trama fantascientifica.

Neanche i sostenitori delle storie d’amore storceranno il naso all’uscita della sala, dopo aver seguito col fiato sospeso la faticosa fuga di David ed Elise (un Damon e una Blunt estremamente affiatati nei loro ruoli da protagonisti) da un destino come non mai avverso, lasciando aperto lo spiraglio della forza di volontà contro le dure regole del gioco decise da chi sta dai piani alti tira le fila dell’esistenza umana. A fare da sfondo alla vicenda c’è anche una grigia e piovosa New York che compare con dei repentini flash da una porta all’altra aperta dai guardiani per riportare il povero Matt Damon alla vita già scritta dalla sua nascita. Nessuna delusione quindi per chi deciderà di dare una chance senza troppi preconcetti all’esordio dietro alla macchina da presa di Nolfi, godendosi due ore alla scoperta alle strane coincidenze del destino e a chi sceglie di riscriverlo in nome dell’amore.