Cuochi, camerieri, segretarie, addetti alla pulizia e alle persone, operai specializzati nell’edilizia, addetti all’accoglienza, conduttori di impianti industriali, addetti alla sanità e al sociale, operai specializzati nell’industria alimentare, legno e carta sono le professioni che dovrebbero registrare la crescita più significativa in termini di assunzioni in questo periodo di forte disoccupazione e precarietà. Lo dice la Cgia di Mestre, che ha stilato il borsino del lavoro in tempo di crisi economica elaborando i dati presentati dall’Unioncamere – Ministero del lavoro.

I mestieri che vanno e andranno per la maggiore nonostante la crisi economica sono, com’è intuibile, quelli legati alle nostre caratteristiche economiche più sane: il turismo, la gastronomia, il sociale (siamo pur sempre il paese più longevo del mondo).

Complessivamente queste professioni dovrebbero garantire 20.000 posti di lavoro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Bertolussi, segretario generale della Cgia, così lo spiega:

«Sono professioni legate, in particolar modo, alle attività che caratterizzano la nostra economia: come il turismo/ristorazione, i settori del made in Italy, la sanità e il sociale. Mestieri non sempre di altissima specializzazione, ma indispensabili per mantenere in piedi i settori che stanno dando un contributo importante alla tenuta economica e occupazionale del nostro Paese.»

Brutte notizie, invece, sul fronte di altre professioni, come specialisti in scienze economiche, operai specializzati nell’industria, operai metalmeccanici, personale non qualificato nell’industria e nella logistica, facchini, commessi nei negozi e altro personale occupato nella grande distribuzione e negli esercizi all’ingrosso: loro rischiano la disoccupazione, perché legate alle attività manifatturiere e a quelle commerciali, entrambe vittime della perdita di quote di mercato rispetto alla concorrenza internazionale e naturalmente del calo dei consumi nel mercato interno.

Fonte: CGIA Mestre