Il cielo azzurro e il sole che splende sono ottimi motivi per desiderare di mangiare all’aperto a Roma, dove già all’inizio della primavera le temperature sono tanto miti da spingere molti romani nei tanti ristoranti cittadini in centro, per un pranzo in famiglia o una cena romantica.

L’offerta è davvero vasta e riuscire a districarsi nella giungla delle proposte – tra locali storici, place to be e new entry – può a volte sembrare davvero un’impresa titanica.

Il mondo dei locali romani, d’altronde, segue volentieri questa voglia di sole e fa rifiorire dehors e spazi all’aperto, dove mangiare e bere in relax, tra ristoranti con terrazza e locali con giardino indicati anche al brunch con i bambini. Ai romani, si sa, è sufficiente uno spiraglio di sole per correre al mare per il pranzo domenicale, a base di spaghetti alle vongole e frittura di calamari. Le proposte della Capitale, però, sono tantissime.

Ecco una lista dei migliori 10 ristoranti dove mangiare all’aperto a Roma secondo Diredonna.

  1. Colbert: è il nuovo spazio cucina e caffetteria all’interno di Villa Medici, dal 1803 sede dell’Accademia di Francia a Roma nonché prestigiosa residenza per artisti e storici dell’arte e oggi aperta a tutti i campi della creatività. Il bistrot offre tutti i giorni (tranne i lunedì) dalle 10 alle 19 un servizio di bar, colazione, pranzo, sala da tè, pasticceria e aperitivo anche nei week-end. Dopo un importante rinnovamento di arredi e strumenti, la nuova attività vuole riservare al pubblico un servizio d’eccellenza in una cornice raffinata e suggestiva. Grazie allo sforzo di quattro giovani imprenditori romani – Camilla Porlezza, Maddalena Salerno, Marco Del Vescovo e Marco Baroni – Colbert offre un menù di altissimo livello firmato dallo chef Arcangelo Dandini, in collaborazione con l’esecutivo che Marco Pantani, che valorizza ingredienti della tradizione italiana, ma non manca di conferire un tocco internazionale ai suoi piatti. Dai piatti della cucina romanesca alle omelette, dai burger alle selezioni di formaggi francesi e molto altro. Dessert e pasticceria sono a cura di Fonderia, la gestione degli eventi e dei catering a cura di Mezzi (Viale della Trinità dei Monti, 1 – all’interno di Villa Medici).
  2. Assaje: con la nuova proprietà, l’hotel Aldovrandi rinnova completamente il ristorante che diviene Assaje, “abbondanza” in napoletano. Generoso è, infatti, il richiamo alla cucina mediterranea in un menu composto da piatti moderni, ma “rassicuranti”: carne e pesce vengono proposti in ricette classiche o più estrose, servite con grande professionalità e cordialità. Una stella Michelin allo chef Claudio Mengoni e al suo team per il lavoro che svolge nel ristorante dell’hotel Aldrovandi Villa Borghese. Nel rigoglioso giardino privato è possibile provare le straordinarie esperienze culinarie ispirate alla cucina Mediterranea create da Mengoni e da Andrea Migliaccio, Executive Chef 2 Stelle Michelin (Via Ulisse Aldrovandi, 15).
  3. Bistrot 64: un angolo gastronomico, caldo e raffinato, luogo d’incontro, dove il piacere della scoperta e il gusto della tradizione trovano il loro connubio. La gastronomia d’eccellenza non rinuncia alla comodità e al relax di casa. Dai piatti ai vini, dalla preparazione all’accoglienza, si può definire un vero e proprio ristorante gourmet ma lontano da qualsiasi forma di rigidità, come se si fosse in un bistrot con la leggerezza dell’informalità ma la qualità della sostanza e non della forma. Il menù ideato dal giovane chef Emanuele Cozzo è ricco di contrasti e accostamenti inconsueti, non solo nei sapori ma anche nelle consistenze: acidità e dolcezza, morbidezza e croccantezza. Un menù in continuo movimento, quindi, a cui corrisponde una carta dei vini che non è solo una lista ma un vero e proprio viaggio enologico dello Stivale, dall’Alto Adige alla Sicilia, raccogliendo le eccellenze di tutte le regioni d’Italia, con grandi etichette affiancate da cantine meno note, per dare spazio a vitigni autoctoni e sconosciuti ai più. A curarla Jean Pierre Reeding, maitre sommelier (Via Guglielmo Calderini, 64).
  4. Rosti al Pigneto: la vecchia officina meccanica e il suo spazio esterno sono stati trasformati in un’officina di ricerca agricola e cucina democratica, semplice nella proposta, domestica per le scelte architettoniche, familiare nel modo di accogliere. Aperto a pranzo e a cena, Rosti offre menu che cambiano seguendo la stagionalità dei prodotti. Tra le fondamenta il selezionare aziende come Aia della Colonna di Roberto Tistarelli e il Casale di Martignano, fornitori della carne, la Società Artigiana Scarchilli per la mozzarella e l’Artigiano della pasta all’uovo Tony Gamberoni. È anche una pizzeria, con forno a legna per una pizza romana sempre gustosa e digeribile, grazie alla lievitazione naturale di 72 ore. Anche qui prodotti di altissima qualità, scelti in prima persona dallo chef Marco Gallotta. Nel weekend è anche “pranzo della nonna”, formula casareccia per indicare il brunch, composto da lunghi buffet di ricette italiane e sapori familiari, come le lasagne e i ravioli, le verdure di stagione, le carni lavorate a dovere. Nel buffet dei dolci, tante torte, ciambelloni, cake e pancakes (Via Bartolomeo D’Alviano, 65).
  5. Caffè della Arti: elegante e raffinato, il ristorante rispecchia esattamente la cornice in cui si trova, ossia nel contesto di Villa Borghese, all’interno della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Nelle belle giornate estive si può pranzare o cenare nella splendida terrazza che domina Valle Giulia. Gli spazi del Caffè sono superbi e tutto – negli arredi – inneggia al bianco e ai suoi derivati. L’interno è un grande ambiente unico, rettangolare e dagli alti soffitti, decorati da dipinti dai toni dell’oro. Si accede passando per un disimpegno su cui fa capolino anche una sala espositiva. Sulla sinistra il lungo bancone bar con piccole vetrine “riempite” di sfizi salati e dolci. L’ampio giardino con divanetti, tavolini e larghi ombrelloni ospita sia l’angolo ristorante sia quello della caffetteria divisi negli spazi così come nell’offerta. L’ambiente da solo vale la visita: per sostare e oziare tra sobrietà ed arte in periodi freddi, tra natura e cinguettii nella bella stagione. Il ristorante porta in tavola piatti della cucina mediterranea ed internazionale, con materie prime sempre fresche e prodotti regionali. La carta dei vini è ampia, con etichette che comprendono i migliori vini nazionali ed internazionali. La domenica è tempo di brunch e la sera il menù è alla carta (Via Antonio Gramsci, 73).
  6. La Veranda: divenuto famoso ai più per aver ospitato delle scene de “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, la sala Veranda occupa l’ala sinistra del Palazzo Della Rovere e nasce al suo interno come una Loggia che affaccia con grandi finestre ad archi su un giardino pensile. Il giardino pensile sempre stato nel corso dei secoli uno dei pregi dell’immobile, racchiuso da due cinta di mura e sopraelevato da un lato per compensare il dislivello del palazzo, rappresentava per il Cardinale Della Rovere una sorta di pedana – piedistallo, creata dall’innalzamento del terreno, che fungeva da luogo sacro alla riflessione e alla poesia. Come avveniva nei palazzi degli antichi romani, il giardino tornava ad essere il luogo deputato al godimento delle opere d’arte. I piatti seguono le stagionalità: la proposta à la carte è ricca e variegata e i percorsi di degustazione equilibrati e bilanciati per offrire un’esperienza sempre unica. L’ispirazione arriva dalle storiche ricette della grande cucina classica italiana – abilmente rese attuali tramite tecniche d’avanguardia – con un’attenzione maniacale a tutti quei piccoli prodotti che, per quanto possibile, sfuggono al processo di globalizzazione e che appartengono alla nostra cultura gastronomica (Borgo Santo Spirito, 73).
  7. Le Jardin de Russie: situato nel Giardino Segreto dell’Hotel del Russie, Le Jardin de Russie è uno dei ristoranti più esclusivi di Roma, dove poter assaporare la classica cucina italiana creata dal celebre Chef Fulvio Pierangelini. Si tratta di uno degli alberghi più prestigiosi del mondo, meta di star e sceicchi, e uno dei ristoranti più suggestivi soprattutto nella bella stagione, quando lo spazio esterno regala una sosta mozzafiato. La cucina non è da meno, seguita personalmente da Nazzareno Menghini anche con la consulenza di un nume tutelare quale Fulvio Pierangelini: prova ne siano la sequenza di antipasti, gli gnocchetti con broccoletti, burrata e alici, o i pesci e le carni grigliate su piastra di sale himalayano. Lista dei vini assolutamente degna del contesto. A dispetto del nome francese, i sapori sono decisamente tricolori, reinterpretati creativamente in una linea di cucina contemporanea ed ammiccante. A pranzo ricco buffet in alternativa alla carta; sabato e domenica brunch. Nel fine settimana, lo speciale brunch offre un’esperienza gourmet con live cooking (Via del Babuino, 9).
  8. Stazione di Posta: uno spazio affascinante e dalla forte personalità, dove sono ancora visibili molti degli aspetti architettonici originali dell’ex mattatoio a Testaccio. All’esterno un giardino altrettanto accogliente si presta per organizzare eventi musicali, teatrali ed artistici. Stazione di Posta, dal 2013 presente negli spazi concessi dall’Assessorato allo Sviluppo delle Periferie di Roma Capitale, è nota per la ricerca delle materie prime di altissima qualità, prodotti biologici e a chilometro zero forniti da Agricoltura Nuova. Luigi Nastri è il nuovo chef di questo locale, voluto dalla stessa proprietà che a Roma possiede l’Hotel Rex a via Torino e l’Hotel Columbus in via della Conciliazione. I piatti sono ghiotti, ricercati, declinati in diversi menu degustazione (vegetariano compreso) con prezzi che vanno dai 40 euro ai 75 euro, con possibilità di ordinare alla carta (Largo Dino Frisullo).
  9. Lanificio Cucina: sintesi tra un centro di produzione e un laboratorio in continuo fermento creativo, il piccolo mondo di 3.500 mq tra il fiume Aniene e via di Pietralata a Roma, nell’ex Lanificio Luciani, regala panorami che non riescono a nascondere la propria vocazione europea. Dal 2007 è un contenitore di idee e stimoli culturali che, grazie a sperimentazione, gusto per la ricercatezza e convergenza di professionalità eterogenee, ha aperto un nuovo binario all’arte, alla musica, all’intrattenimento, alla ristorazione. La carta spazia da piatti rotondi come la zuppetta di farro e funghi o i ravioli salvia, speck e finferli, a sapori più spigolosi come la lingua e ciauscolo con panpepato e cipollotto. Esplorazioni culinarie che attraversano un territorio ricco di materie prime e accostano la dolcezza alla sapidità del mare, che sono anche un ritorno alla tradizione e ai piatti più amati del ristorante, come le preparazioni a lunga cottura del pannicolo e dell’almone, stavolta riscoperti con rosty di sedano o con lattuga e funghi. La nuova rotta tracciata dal Lanificio Cucina ha gli occhi e il senso estetico di Laura Savina, una giovane designer che ha impresso il panorama selvaggio che corre tra le vetrate del ristorante e l’ansa dell’Aniene in una delicata ed essenziale illustrazione, in equilibrio sognante tra l’ocra e il blu (Via di Pietralata, 159).
  10. Pierluigi: aperto dal 1938, è uno dei ritrovi preferiti dalle star internazionali, Mark Zuckerberg e Obama compresi. È nel cuore del centro storico: la cucina, di stampo tradizionale fino a qualche anno fa, ha ora un’impronta più creativa, come testimoniato dagli ottimi spaghetti ajo e ojo, scampi, menta e limone. Un menu di mare che trae ispirazione dagli ingredienti di stagione, per trasformarli in ricette innovative e originali. A questa cucina, decisamente italiana, si abbinano circa cento etichette dei migliori vini. Lo chef Davide Cianetti e il sommelier Alessandro Tibaldo sono i direttori d’orchestra di una squadra di cinquantadue persone. Ogni giorno, qui si lavorando cento chili di pesce e si fanno accomodare duecento ospiti. Il locale è composto da quattro sale arredate in maniera classica e tradizionale, ma è nei tavoli all’aperto, durante la bella stagione, nella splendida piazza de’Ricci a due passi da Campo de’ Fiori, che da sola vale il viaggio, che Pierluigi dà il meglio (Piazza de’ Ricci, 144).