Negli ultimi anni più donne che uomini hanno cercato di cambiare lavoro. Uno studio effettuato negli USA ha mostrato infatti che 8 dipendenti su 10 hanno pensato a una nuova attività per il 2013 mentre 6 su 10 puntano addirittura a cambiare completamente il percorso professionale.

Ci sono tuttavia delle mansioni alle quali le donne non rinuncerebbero mai, sia per il tipo di attività sia per la flessibilità loro concessa sia per la retribuzione. I risultati sono emersi da un sondaggio basato sul grado di soddisfazione sul lavoro.

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Fra i migliori impieghi femminili del 2013 c’è quello di medico, professione che include anche quella dei dentisti e degli optometristi (questi ultimi – in Italia – non sono medici). In questo caso pochi vogliono cambiare lavoro, con il 60% che si dichiara molto soddisfatto anche perché la retribuzione media è di 121mila dollari l’anno. Entro il 2020 si apriranno migliaia di nuove posizioni in questo settore, soprattutto in Nord America.

Sempre legata al mondo della salute è invece la professione numero 2 del 2013: comprende infatti le infermiere, le farmaciste e le dietologhe, con una percentuale di soddisfazione del 52% e stipendi medi di 70mila dollari annui. Ci sono poi i ricercatori nel campo medico che sono ancora più contenti del loro lavoro (56%) e che guadagnano ancora di più, circa 76mila dollari annui.

Un altro lavoro ideale per le donne si svolge lontano dai nosocomi e più vicino a tribunali: il riferimento è alla professione di avvocato, che oltre Atlantico ha un gradimento del 55% e un salario medio di 112mila dollari annui, che ben ripaga dello stress e delle lunghe ore passate in ufficio, elementi che evidentemente non incidono poi tanto sul gradimento.

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Anche il quinto lavoro “ideale” del 2013 non si inventa dall’oggi al domani, ma prevede un lungo percorso di studi: riguarda gli attuari, ossia quelle figure professionali incaricate di valutare i patrimoni a una scadenza futura, attualizzandolo alla data odierna. Il 56% delle donne che lavorano con questo incarico sono soddisfatte, alla luce anche dei 91mila dollari annui che mediamente si mettono in tasca. Meno però dei 122mila “bigliettoni” degli ingegneri petroliferi: anche se spesso lavorano tra tubi e cantieri fra uomini di ogni livello culturale (le donne sono appena il 5% del totale), hanno un grado di soddisfazione del 52%.

Più contente della loro occupazione (56%) ma meno remunerate (70mila dollari) sono invece le psicologhe, la cui attività si svolge quasi sempre in un confortevole studio più lontano dallo stress dei top manager di alto livello: in quest’ultimo caso, le responsabilità, i problemi e le sfide giornaliere giocano a favore del gradimento (64%) e del guadagno annuo (in media 104mila dollari).

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C’è poi la figura del consulente aziendale: con un guadagno medio di 45mila dollari annui (pari a poco meno di 4mila dollari al mese) riescono a conciliare al meglio lavoro e famiglia. Senza contare che il 52% di loro si ritiene soddisfatta. Nella top 10 anche la figura delle direttrici scolastiche, uno dei ruoli fondamentali nella società: il 56% non cambierebbe mai lavoro non solo per gli 81mila dollari percepiti annualmente ma anche per le gratifiche personali derivanti dal ruolo.

Fonte: Forbes