I Mondiali di Calcio in corso di svolgimento in questi giorni saranno ricordati per varie cose: per le contestatissime vuvuzela, per l’altrettanto criticato Jabulani, ovvero il pallone da gioco ufficiale di Sudafrica 2010, definito pessimo dai portieri e da diversi addetti ai lavori, ma anche per il racconto televisivo che, in piena epoca digitale, subisce necessariamente un netto cambiamento rispetto al passato.

È chiaro che, parlando di digitale, non ci si riferisce essenzialmente a una piattaforma ben precisa, ma si intende piuttosto tutto quanto la tecnologia digitale consente di fare sia in fase di produzione che in quella di distribuzione di immagini, audio e dati.

Partiamo da SKY. L’offerta della televisione a pagamento di Rupert Murdoch per i Mondiali è molto ricca, tipica di una pay TV che vuole e deve, giustamente, offrire un servizio superiore, per quantità e qualità, alle emittenti gratuite. Ecco quindi ben 8 canali dedicati, la possibilità di scegliere fino a tre telecronache in lingue diverse in alcune partite e un mosaico interattivo che consente al telespettatore di navigare tra canali, statistiche e highlights 24 ore su 24.

Una tale offerta non regge obiettivamente il paragone con la Rai, sia come quantità (la Rai trasmetterà solamente 25 parite su 64), sia come qualità, visto il molto meno spazio concesso ai Mondiali e la minore attenzione ai dettagli che sarebbe invece gradita da chi paga il canone e ha diritto a un servizio all’altezza delle più moderne tecnologie.

Il punto centrale è essenzialmente il modo di avvicinarsi all’evento che, da parte della Rai, pare ancora legato ai tempi dell’analogico, non riuscendo bene a sfruttare quei piccoli grandi vantaggi che invece il digitale, sia esso terrestre o satellitare, consente di avere.

Un esempio è il doppio audio, una possibilità che potrebbe portare ad avere, se non le tre diverse telecronache di SKY, almeno una seconda traccia con gli effetti dello stadio, una traccia che il telespettatore potrebbe scegliere come alternativa al commento dei cronisti sul posto e che consentirebbe di personalizzare la visione delle gare.

Altra possibilità non sfruttata è poi quella di aggiungere un’applicazione interattiva in grado di offrire statistiche, curiosità e informazioni varie come i nomi dei marcatori, dei giocatori subentrati o degli ammoniti, tutti dettagli assai utili per chi si collega a partita iniziata.

Una funzionalità attivabile con il tasto rosso del telecomando che darebbe modo a quanti usano un decoder o una TV interattiva (contraddistinti dalla sigla MHP) di accedere a informazioni supplementari con una grande semplicità e senza la necessità di doversi collegare a Internet per accedere a certi dettagli.

Questi sono solo un paio di esempi, che peraltro non richiederebbero grosso dispendio di preziosa banda trasmissiva, ma che nonostante ciò non vengono ancora messi a disposizione degli italiani, esattamente al contrario di quanto fatto da altri grandi network pubblici, come la BBC ad esempio, che sfrutta le potenzialità dell’interattività perfino per la trasmissione della Formula 1, dando modo di accedere alle tabelle dei tempi in real time e di seguire altri flussi video alternativi a quello ufficiale.

È pur vero che, come cantava Renzo Arbore, questa “non è la BBC, questa è la Rai, la Rai TV”, ma in epoca digitale le possibilità per ampliare l’offerta ci sono e non sono certo così proibitive da implementare, perché non approfittarne?