C’è una legge di natura moralmente feroce, quella che gli antichi romani riassumevano nella formula “Mater semper certa, pater numquam”: la maternità è certa, la paternità mai. La natura ha tuttavia riparato con un piccolo stratagemma: spesso i bambini assomigliano al padre più che alla madre nel primo anno di vita.

Gli evoluzionisti sono convinti che questo codice sia così profondo che quando i test a carte coperte dicono il contrario, cioè che i neonati assomigliano molto anche alle madri, sono le donne stesse però a rispondere in maggioranza “è tutto suo padre”. Ma una ragione c’è: è l’atavico desiderio che la prole sia riconosciuta e quindi protetta.

Questo dilemma, talmente importante nella nostra cultura che fonda narrativamente anche il mistero dell’Immacolata Concezione, è arrivato fino ai giorni nostri. Basta pensare che ancora oggi per il diritto, nonostare l’esame del dna possa togliere molti dubbi, sussiste una presunzione di paternità di 300 giorni: se per esempio avviene una separazione tra due coniugi e questi non vivono più assieme, un figlio nato 300 giorni dopo tale momento (il giorno della separazione fisica dei due) non si presume legato al marito.

Ma c’è di più: Alexandra Alvergne, antropologa dell’Istituto di Scienze Evolutive di Montpellier, tra le più note studiose dell’argomento, ha condotto in Africa una ricerca nelle tribù senegalesi, arrivando a stabilire con certezza che i bambini più simili a papà ricevono più nutrimento e attenzione degli altri.

Così le neomamme hanno ereditato, psicologicamente, il meccanismo che le porta a vedere somiglianze nei padri, nei nonni paterni, anche quando non sono così evidenti. Ecco il motivo di quella strana sensazione di irritazione delle puerpere durante le visite nel reparto di maternità, alle prese coi parenti che insistono a trovare somiglianze diverse da quella vista dalla mamma.

In ogni caso, il trucco si risolve dopo il primo anno di vita del bambino, quando i suoi tratti tendono davvero a cambiare molto fino a diventare effetivamente diversi, un mix più coerente del patrimonio genetico di entrambi i genitori. Quando insomma chi si doveva assumere la responsabilità del riconoscimento l’ha già fatto.