Non c’è forse genitore al mondo che non abbia pensato, almeno una volta, che il suo bambino fosse un piccolo genio. Soltanto orgoglio irrefrenabile di mamma e papà? Non proprio: i cuccioli d’uomo, da un certo punto di vista, sono dei piccoli strabilianti computer.

Stando a una ricerca del professor Josh Tenenbaum, ricercatore del Massachusetts Institute of Technology che ha preso in esame le capacità dei bambini di 3, 6 e dodici mesi per comprenderne l’intelligenza ai fini di riprodurla in macchine artificiali, già da piccolissimi sono in grado di comprendere la realtà attorno a loro simulando le diverse ipotesi degli eventi a cui assistono con metodo computazionale.

In soldoni, tutte le teorie cognitive che fin qui avevano contraddistinto le analisi dell’intelligenza dei neonati non avevano preso in considerazione gli aspetti matematici, perché si riteneva una facoltà acquisibile col tempo, invece, se visti da questo punto di osservazione, i loro ragionamenti si rivelano molto più complessi.

Il trucco per stabilirlo è stato quello di misurare, con precisione al millisecondo, il tempo di attenzione rivolto dai piccoli verso una serie di eventi ricostruiti in laboratorio (una scatola con oggetti colorati in movimento), sulla base del concetto, già noto, per cui il bambino tende a concentrarsi di più su eventi che non riesce a prevedere, che non gli sono noti. Le simulazioni del professore, basate sul modello matematico, si sono rivelate sempre esatte: di fatto, i bambini si comportano come computer, e con un’efficienza di tutto rispetto.

“Sono molto più intelligenti del nostro modello, ne sono convinto: riescono a tener conto di molte più variabili di quante abbiamo considerato noi nel provare a costruire un sistema artificiale di ragionamento. E ci stiamo interessando anche alla psicologia intuitiva di questi piccoli, ovvero alla loro capacità di capire e prevedere come gli altri si comportano.”

Per gli scienziati, una brutta notizia (l’intelligenza artificiale è ben lungi dall’imitare un bambino di tre mesi, a quanto pare), ma per la nostra conoscenza dell’affascinante mondo dei bambini che ancora non si sanno esprimere a parole, certamente interessante.